giovedì 18 dicembre 2003

Gianni Profita interviene al Convegno dell'API (3° parte)

GIANNI PROFITA (intervento a braccio sbobinato): Come molti sanno, è vero che ci sono molte risorse economiche su base
regionale in Germania che noi non abbiamo in Italia, però è pur vero che in Germania non c’è un
FUS, cioè lì il Ministro del Cinema non conta niente; sono i Länder che gestiscono le risorse in
buona misura, quindi...
In termini assoluti il nostro Paese probabilmente è tra quelli che più si impegnano nel sostegno al
cinema. Paradossalmente ce n’è uno che ci supera ma nessuno lo dice, ed è il Regno Unito, solo che
lo fa nascondendo la mano dopo aver tirato, perché poi deve fare il liberista e lo fa attraverso il
meccanismo del tax shelter, no?
Però, in generale, diciamo che più o meno i paesi più avvertiti, quelli che da tempo hanno una
cultura di cui il cinema è una componente essenziale, hanno capito che qualcosa bisogna mettere a
bilancio.
Vero è che il FUS è quello da un sacco di tempo; vero è che non è stato rivalutato, vero è che nel
tempo c’è stata una ridistribuzione a favore di altri pezzi della cultura e dello spettacolo dal vivo
ecc., però in linea di massima non si può nascondere che in effetti, rispetto ad altri settori
economici, stando al profilo industriale della tua riflessione, il cinema ha vissuto un momento di
particolare riconoscimento. Ha vissuto in una zona grigia, indistinta, in cui era, sì, un pezzo di
industria, ma allo stesso tempo, essendo cultura, andava fuori dalle logiche del VTO, del GATT, del
commercio internazionale per l’accezione culturale e le sue diversità culturali e così via.
Ciononostante, non siamo riusciti a fare di meglio. Nel nostro Paese devo dire che obiettivamente
c’è condivisione sulla finalità della nuova legge.
Intanto, c’è condivisione sull’analisi del pregresso. Quella di prima non funziona. Non funziona,
basta vedere i tassi di fruizione del cinema italiano, non andavano bene. Vuol dire tutto, ma è un
numero, e su questo c’è condivisione totale, Destra, Sinistra, Centro.
Benissimo. C’è condivisione, ed è una cosa che avverto in un modo quasi paradossale, sul fatto che
bisogna un po’ spostare il baricentro verso il produttore. Pure loro sono d’accordo, cioè il 50% non
lo ha messo in discussione quasi nessuno, cioè che bisogna trovare qualcuno che ci metta un po’ più
di soldi, che lo Stato partecipi ma non come produttore principale ma come produttore accessorio,
cercando di liberare energie imprenditoriali reali, tratte dal tessuto economico. Anche su questo mi
pare che c’è condivisione.
C’è l’esigenza di ragionare sulla distribuzione, che spesso non ha funzionato. Il meccanismo della
distribuzione così com’è concepito oggi, era stato introdotto il meccanismo dicendosi che avendo
finanziato la produzione di film che nessuno vedeva, occorreva finanziare pure la distribuzione. Il
risultato purtroppo è che finanziando pure la distribuzione, se c’era una residua possibilità che
qualcuno facesse uno sforzo perché il film fosse visto, non c’è stata neanche quella.
Venezia era tutta centrata sul tasso di circolazione dei film non nazionali, intendendo con ciò il film
italiano fuori dall’Italia, il film francese fuori dalla Francia e così via: si è giunti alla conclusione
che è bassissimo, e qui l’Europa qualche responsabilità ce l’ha, ma probabilmente ce l’abbiamo noi
Stati nel momento in cui nell’aiutare un determinato tipo di prodotto, l’abbiamo messo in culla,
l’abbiamo accudito, così tanto che non gli abbiamo dato la possibilità di crescere.
Quando parlavo dell’esigenza di cambiare approccio, di immaginare di spostare il baricentro verso
un’idea nuova che faccia maturare questo cinema, ma senza privarlo delle sue connotazioni e delle
sue caratteristiche di fenomeno culturale che ci consente di continuare a sostenerlo, mi riferivo
proprio a questo.
La legge di oggi sicuramente risponde a queste finalità. Sulle modalità, sui tecnicismi, sul come ecc.
si sta discutendo, come voi tutti sapete è complessa la questione, ma la buona volontà sicuramente
c’è. I propositi erano e sono ancora condivisi, mi pare che ci sia pure la totale predisposizione
d’animo del Ministro ad accogliere quei suggerimenti che possono rendere le modalità più
funzionali rispetto agli obiettivi che sono condivisi.
Ciononostante però, continuo a non essere ottimista, perché, posto che si faccia un lavoro
straordinario, non si può più cercare di interpretare il fenomeno, di gestirlo e di guardare al futuro in
una chiave che sia esclusivamente nazionale.

Gianni Profita interviene al Convegno dell'API (2° parte)

GIANNI PROFITA (intervento a braccio sbobinato):Probabilmente, per molti versi, l'operato del nostro Paese durante il fatidico
semestre in alcuni settori ha generato polemiche.Nonostante ciò mi pare di poter serenamente
affermare che nel settore cinema si sia lavorato bene; abbiamo lavorato tutti insieme in modo
trasversale, con altri Paesi Europei, sviluppando alcune ipotesi di lavori che oggi mi consentono di
poter annunciare che a seguito di Taormina, del Consiglio dei Ministri cui Sandro Silvestri faceva
riferimento, e segnatamente al Gruppo Audiovisivo del 9 di Dicembre, quindi di due giorni fa a
Bruxelles, si è deciso di promuovere un gruppo di lavoro che nasce nell'ambito della presidenza
italiana per organizzare un'assise che si collochi nel solco dell'assise di Parigi - per chi se la ricorda,
quella voluta da Mitterand - quella di Bruxelles del '94 e di Birmingham nel '98: tutti momenti che
hanno caratterizzato delle fasi storiche di svolta.
Quindi mi fa piacere annunciare questa cosa. Anzi, fin d'ora lancio un appello a chi vorrà aiutarci
nel promuovere quest'assise che probabilmente si potrà tenere alla fine del prossimo anno o in
quello successivo. E’ una cosa di cui siamo particolarmente orgogliosi perché ci fa piacere
immaginare di avere un po' il pallino in mano, pallino in mano che è piuttosto scottante e per certi
versi suggestivo in un momento in cui non c'è da essere molto ottimisti.
Raccolgo il testimone lasciatomi da Roberto Barzanti.
Il contesto non è affatto positivo, e credo, senza voler creare allarmismi particolari, che siamo
praticamente in un mare di guai.
L'Europa sta vivendo un momento di trasformazione piuttosto importante; ci stiamo allargando.
Entrano dieci nuovi paesi che hanno una sensibilità diversa rispetto ai temi sui quali noi ormai da
decenni ci interroghiamo, hanno un'industria cinematografica diversa, hanno degli interessi
prioritari diversi. Ed io ho paura che non ci troveremo allineati su questi temi, così come lo siamo
stati quando si è passati da Media 1 a Media 2, o quando si decise di varare la direttiva con gli esiti
che poi sappiamo, ma che comunque raccolse un certo tipo di consenso.
Ho potuto sperimentare questa difficoltà di recente su una questione su cui ho lavorato insieme a
molti di voi, quella relativa al patrimonio, la direttiva sul patrimonio, una risoluzione sul patrimonio
che a me sembrava dovesse essere una cosa molto pacifica: andiamo in Europa semplicemente per
dire: "Il cinema è un patrimonio culturale" - chi la può mettere in discussione questa cosa? - "e
come tale va tutelato, preservato, tramandato per le prossime generazioni". Pensi che qualcuno
possa metterla in discussione?
Per far questo, però, bisogna che tutti insieme lo riconosciamo e stanziamo al bilancio dei soldi per
fare le cineteche, per organizzare i database di questo patrimonio; è necessario che tutti insieme in
Europa scegliamo una soglia minima sotto la quale non andare per conservare questo patrimonio.
Facciamo pure delle scelte che intervengono - seppure marginalmente - nel processo economico,
dicendo che forse è necessario che una copia debba essere legalmente depositata da qualche parte
perché questa copia, facendo parte del patrimonio culturale mondiale – europeo, nel nostro caso -
possa essere poi fruita dalle prossime generazioni.
Su una cosa di così poco conto (si fa per dire di poco conto) ho trovato delle difficoltà incredibili al
Gruppo Audiovisivo, dove sono rappresentati tutti i paesi che tecnicamente ne fanno parte, i quali
dicono che il deposito legale della copia è una cosa di ogni singolo Paese. Infatti, l’ipotesi di un
patrimonio comune europeo è una cosa che disturba parecchio perché altera la concorrenza, perché
interviene nel processo economico dell’imprenditore; insomma, cerchiamo di fare una cosa che sia
un po’ meno invasiva, dicono alcuni paesi.
Non parliamo poi di tutti i paesi entranti, i quali si sono fatti due conti e dicono che, appena entrati
nell’Europa comunitaria, hanno altre priorità.
Nonostante tutto, alla fine siamo riusciti – e credo che sia stato un grande successo – a giungere a
una risoluzione sul patrimonio, ma un po’ al ribasso, diciamo la verità. Ma meglio una risoluzione
patrimoniale al ribasso che nulla in quella circostanza.
Mi sono reso conto che in effetti abbiamo davanti a noi un momento in cui non sarà agevole
ricostruire un insieme di norme, di contesti, di protagonisti, di attori che possano governare a
sostegno dell’industria televisiva, così come è avvenuto paradossalmente nei tre decenni scorsi.
Abbiamo davanti a noi un paio di presidenze. La prima, irlandese, ha già dato il suo programma
culturale, che si caratterizzerà per l’importanza data alla musica, sul cinema non c’è quasi nulla.
Quella successiva è quella olandese. Non mi pare che gli olandesi si siano mai distinti in particolare
per una passione specifica per il sostegno all’industria del cinema. Dopo c’è il Lussemburgo, che
ha dato i natali all’attuale Commissario, ma che obiettivamente non può avere peso politico per
condurre un dibattito tale che possa giungere a una nuova ingegneria di sistema.
Insomma, penso che ci sia di che essere preoccupati.
Insomma, ho la sensazione che a livello comunitario non ci sia in questo momento, e davanti a noi
nei prossimi mesi, un momento di elaborazione politica.
Dovremmo porci alcune domande fondamentali.
Prima domanda, ad esempio: è ancora logico che il sistema audiovisivo sia sostenuto? Noi ce la
siamo già data questa risposta, perché abbiamo lavorato nei mesi scorsi cercando di spostare il
baricentro della ragione giuridica culturale dell’aiuto degli Stati al sistema audiovisivo
dall’accezione culturale che ha un po’ vivacizzato e ha riempito di contenuti l’intervento
dell’Europa e dei vari Stati negli anni scorsi, verso la diversità culturale. Cercando di avere in
questo nostro percorso altri nuovi compagni di cordata abbiamo trovato i canadesi, abbiamo trovato
africani, sudamericani e così via.
Noi ce la siamo dati questa risposta, ma io ho paura che molti paesi, tra i quali ce ne sono alcuni che
entrano adesso in Europa, questa risposta ancora non se la siano data.
La nostra risposta è sicuramente sì, il cinema è cultura; è un patrimonio culturale da tutelare, e
abbiamo tutto il diritto di intervenire per sostenerlo e passarlo alle prossime generazioni.
Detto questo - e dobbiamo ancora essere sicuri che ciò - fra sei mesi, un anno, quando arriveranno
gli altri dieci e poi gli altri due e arriveremo a 27 - diventi di dominio comune - dobbiamo passare
alle altre domande.
Ma quali sono gli strumenti? Dobbiamo immaginare - visto che trattasi di diversità culturale - che la
logica dell’aiuto all’industria del cinema debba essere di tipo federalista o dobbiamo andare verso
un sistema di sostegni che sia sempre più europeo?
Allora, qui c’è quasi una contraddizione in termini, perché se accettiamo l’accezione della diversità
culturale, dobbiamo immaginare che la logica debba essere quella di tipo federalista, perché anche
le Regioni devono avere la possibilità di esprimersi e di tutelare le proprie produzioni.
Se andiamo verso una logica di tipo europeo, anche perché ci è più comodo, dobbiamo ragionare
circa il punto di equilibrio tra l’esigenza di tutelare il patrimonio culturale rappresentato dal cinema
in una logica di diversità culturale; l’esigenza di far crescere un cinema europeo che abbia anche, in
una logica di massima critica economica, la possibilità di poter competere a livello internazionale.
Questo punto di equilibrio è veramente lontano da essere raggiunto.
Andiamo all’Europa - e al fatto che probabilmente ci è comoda in qualche modo, perché spesso
viene richiamata. La si richiama anche a livello politico quando è necessario trovare un consenso
che vada al di là dei confini nazionali, perché non si trovano all’interno del Paese quei consensi
necessari a fare le riforme, vedi la previdenza, ad esempio. Se si trova in Europa un consenso
politico generale sull’esigenza di sostenere l’industria, forse lì dobbiamo individuare gli strumenti.
E andiamo agli strumenti che abbiamo ereditato e che dobbiamo gestire e tramandare. L’unico
strumento che a livello europeo oggi può definirsi in qualche modo maturo, ed è quello che ha
animato spesso i nostri dibattiti, è appunto il piano Media.
I risultati del piano Media sono limitati. Non possiamo dire che dopo 10-15 anni di esperienza di
piano Media si sia affermato un cinema che possa definirsi veramente europeo; il budget del piano
Media è ancora più limitato, perché basta vedere le tassonomie relative ai budget rispettivi dei paesi
confrontati a quello del piano Media, e si continua a capire che l’approccio continua a essere
assolutamente esclusivamente nazionale. Il piano Media si è sviluppato in chiave di tipo sussidiario.
C’è Eurimages. Anch’esso sta vivendo un momento di riflessione circa il dare e avere e sul fatto che
probabilmente c’è sul piano culturale dell’approccio un passo indietro rispetto a quello proprio
originario dello spirito comunitario con cui andiamo lì; comunque il fatto di stare insieme di per sé
ci richiede e ci consente di pagare un prezzo politico che paghiamo volentieri.
Quindi il piano Media sta lì, è scaduto, praticamente, non siamo riusciti neanche a prorogarlo di un
anno per ragioni tecniche; ragioni tecniche peraltro di responsabilità in parte nostra. La proroga di
un solo anno, tra l’altro, è affidata alla presidenza irlandese. Mi auguro che anche col nostro aiuto
ce la facciano ad arrivare al 2006, oltre un baratro totale.
A Taormina abbiamo percepito qualcosa dal discorso di Delmoly circa il nuovo piano Media;
abbiamo cercato di capire qualcosa, ma non ce ne ha dato la possibilità; il nuovo piano Media sarà
presentato tra marzo e aprile. Abbiamo partecipato alle audizioni e così via. Però, siamo sinceri, ,
per parafrasare un noto Parlamentare della maggioranza, non ci aspettiamo che venga fuori un’idea
che sia innovativa, che cambi lo scenario. Sono state sentite le categorie: già lo stesso modo di porre
le domande presenti sul sito, quelle a cui tutti avete risposto, “ha funzionato più il modello selettivo
della distribuzione o quello più automatico?” Cioè, stiamo ancora all’interno di un insieme di
paletti, di principi di modalità di azione che tutto fanno pensare tranne che ci sia un’alzata di genio
costituente che ci faccia andare oltre.
Peraltro, posto che venga fuori un’idea buona, quest’idea si collocherebbe tra marzo ed aprile, cioè
a ridosso delle nuove elezioni europee; con un nuovo Commissario la cui sensibilità sull’argomento
sarà tutta da verificare; con un allargamento che prevederà – questo mi pare ormai acquisito – 25
commissari, quindi con ulteriori frazionamenti di deleghe.
Insomma, non mi pare che ci sia uno scenario sereno attorno a cui lavorare.
I dati economici: un contesto che non è solo quello giuridico istituzionale europeo, c’è anche un
contesto che è economico. Anche quello francamente desta qualche perplessità.
Qualche anno fa ho dato una mano all’altro Governo, cioè a un Ministro del Governo precedente
quando Murdoch si proponeva di entrare nel mercato della televisione a pagamento in Italia. Mi si
potrà smentire, però mi è sembrato che la volontà politica in quella circostanza non fosse quella di
consentire questo ingresso. Il mio suggerimento era di farli entrare, fargli pagare tutto, anticipare la
direttiva TV Senza Frontiere sulle pay-TV. No, la volontà politica in quella circostanza fu: “No,
lasciamo stare, Murdoch...”.
E’ andata a finire che questo è entrato a costo pressoché zero, si è preso tutto in una situazione di
monopolio – non sto dando un giudizio politico, né economico all’operazione, è una constatazione
giornalistica quella che faccio – e naturalmente figuriamoci adesso se siamo in condizione di porre
delle condizioni a Murdoch?
Quindi il contesto economico, oltre a quello istituzionale, e ho fatto solo l’esempio delle pay-TV,
non mi sembra particolarmente incoraggiante.
C’è stato un momento particolarmente interessante a cui abbiamo guardato con molta attenzione. Si
pensava si potessero recuperare quote di mercato perché l’offerta della fruizione era quella che era,
la qualità delle sale era precipitata. Sono stati fatti sforzi immani in questo Paese. Sono entrati pure
capitali stranieri. Adesso addirittura ci sono voci che qualcuno vuole tornarsene a casa, cose che
preoccupano parecchio: il parco sale si è rimodernato; in effetti un aumento c’è stato.
Continuiamo. Sul piano istituzionale, mi viene da piangere. Piano economico, peggio,
semplicemente tragico, e probabilmente non è sulla quota o sul dosaggio tra obbligo di
programmazione e di investimento che ci giochiamo la partita nei prossimi anni, ma è su qualche
scelta di fondo che dobbiamo fare in Europa se dobbiamo immaginare che il cinema possa
continuare a vivere per i prossimi trent’anni con i nostri aiuti di Stato. O, se vogliamo, dobbiamo
inventare qualcos’altro pagando qualche prezzo e individuare una strada che sia drammaticamente
diversa rispetto a quella del passato.
Abbiamo elaborato una tassonomia insieme ai miei colleghi, i vari direttori delle agenzie d’Europa,
in cui si dice, per Paese, quali sono gli aiuti che vengono dati, e attraverso quali strumenti, cioè
aiuto alla produzione, alla distribuzione e così via, e abbiamo cercato anche di individuare e
quantificare quali sono gli aiuti invisibili, penso agli aiuti fiscali, tax shelter e così via. Ve li
risparmio. Sono molto interessanti, ma soprattutto sarebbe molto interessante la riga relativa agli
aiuti provenienti dalle televisioni diretti o indiretti, ma io vedo il dato finale, che è il totale del
denaro che i Governi in Europa mettono a disposizione del cinema: 1 miliardo 776 milioni di euro.
E non riusciamo, con un’iniezione di vitamine di 1 miliardo 776 milioni di euro, non dico a essere
competitivi, ma a sopravvivere?
Vi ringrazio e vi lascio con questo interrogativo.

Gianni ProFita interviene al Convegno dell'API (1° parte)

GIANNI PROFITA (intervento a braccio sbobinato: 1° parte): Probabilmente, per molti versi, l'operato del nostro Paese durante il fatidico semestre in alcuni settori ha generato polemiche.Nonostante ciò mi pare di poter serenamente affermare che nel settore cinema si sia lavorato bene; abbiamo lavorato tutti insieme in modo trasversale, con altri Paesi Europei, sviluppando alcune ipotesi di lavori che oggi mi consentono di poter annunciare che a seguito di Taormina, del Consiglio dei Ministri cui Sandro Silvestri faceva riferimento, e segnatamente al Gruppo Audiovisivo del 9 di Dicembre, quindi di due giorni fa a Bruxelles, si è deciso di promuovere un gruppo di lavoro che nasce nell'ambito della presidenza italiana per organizzare un'assise che si collochi nel solco dell'assise di Parigi - per chi se la ricorda, quella voluta da Mitterand - quella di Bruxelles del '94 e di Birmingham nel '98: tutti momenti che hanno caratterizzato delle fasi storiche di svolta. Quindi mi fa piacere annunciare questa cosa. Anzi, fin d'ora lancio un appello a chi vorrà aiutarci nel promuovere quest'assise che probabilmente si potrà tenere alla fine del prossimo anno o in quello successivo. E’ una cosa di cui siamo particolarmente orgogliosi perché ci fa piacere immaginare di avere un po' il pallino in mano, pallino in mano che è piuttosto scottante e per certi versi suggestivo in un momento in cui non c'è da essere molto ottimisti.
Raccolgo il testimone lasciatomi da Roberto Barzanti.
Il contesto non è affatto positivo, e credo, senza voler creare allarmismi particolari, che siamo praticamente in un mare di guai. L'Europa sta vivendo un momento di trasformazione piuttosto importante; ci stiamo allargando. Entrano dieci nuovi paesi che hanno una sensibilità diversa rispetto ai temi sui quali noi ormai da decenni ci interroghiamo, hanno un'industria cinematografica diversa, hanno degli interessi prioritari diversi. Ed io ho paura che non ci troveremo allineati su questi temi, così come lo siamo stati quando si è passati da Media 1 a Media 2, o quando si decise di varare la direttiva con gli esiti che poi sappiamo, ma che comunque raccolse un certo tipo di consenso. Ho potuto sperimentare questa difficoltà di recente su una questione su cui ho lavorato insieme a molti di voi, quella relativa al patrimonio, la direttiva sul patrimonio, una risoluzione sul patrimonio che a me sembrava dovesse essere una cosa molto pacifica: andiamo in Europa semplicemente per dire: "Il cinema è un patrimonio culturale" - chi la può mettere in discussione questa cosa? - "e come tale va tutelato, preservato, tramandato per le prossime generazioni". Pensi che qualcuno possa metterla in discussione? Per far questo, però, bisogna che tutti insieme lo riconosciamo e stanziamo al bilancio dei soldi per fare le cineteche, per organizzare i database di questo patrimonio; è necessario che tutti insieme in Europa scegliamo una soglia minima sotto la quale non andare per conservare questo patrimonio. Facciamo pure delle scelte che intervengono - seppure marginalmente - nel processo economico, dicendo che forse è necessario che una copia debba essere legalmente depositata da qualche parte perché questa copia, facendo parte del patrimonio culturale mondiale – europeo, nel nostro caso - possa essere poi fruita dalle prossime generazioni.
Su una cosa di così poco conto (si fa per dire di poco conto) ho trovato delle difficoltà incredibili al Gruppo Audiovisivo, dove sono rappresentati tutti i paesi che tecnicamente ne fanno parte, i quali dicono che il deposito legale della copia è una cosa di ogni singolo Paese. Infatti, l’ipotesi di un patrimonio comune europeo è una cosa che disturba parecchio perché altera la concorrenza, perché interviene nel processo economico dell’imprenditore; insomma, cerchiamo di fare una cosa che sia un po’ meno invasiva, dicono alcuni paesi.
Non parliamo poi di tutti i paesi entranti, i quali si sono fatti due conti e dicono che, appena entrati nell’Europa comunitaria, hanno altre priorità.
Nonostante tutto, alla fine siamo riusciti – e credo che sia stato un grande successo – a giungere a una risoluzione sul patrimonio, ma un po’ al ribasso, diciamo la verità. Ma meglio una risoluzione patrimoniale al ribasso che nulla in quella circostanza.
Mi sono reso conto che in effetti abbiamo davanti a noi un momento in cui non sarà agevole ricostruire un insieme di norme, di contesti, di protagonisti, di attori che possano governare a sostegno dell’industria televisiva, così come è avvenuto paradossalmente nei tre decenni scorsi.
Abbiamo davanti a noi un paio di presidenze. La prima, irlandese, ha già dato il suo programma culturale, che si caratterizzerà per l’importanza data alla musica, sul cinema non c’è quasi nulla.
Quella successiva è quella olandese. Non mi pare che gli olandesi si siano mai distinti in particolare per una passione specifica per il sostegno all’industria del cinema. Dopo c’è il Lussemburgo, che ha dato i natali all’attuale Commissario, ma che obiettivamente non può avere peso politico per condurre un dibattito tale che possa giungere a una nuova ingegneria di sistema. Insomma, penso che ci sia di che essere preoccupati. Insomma, ho la sensazione che a livello comunitario non ci sia in questo momento, e davanti a noi nei prossimi mesi, un momento di elaborazione politica.
Dovremmo porci alcune domande fondamentali.
Prima domanda, ad esempio: è ancora logico che il sistema audiovisivo sia sostenuto? Noi ce la siamo già data questa risposta, perché abbiamo lavorato nei mesi scorsi cercando di spostare il baricentro della ragione giuridica culturale dell’aiuto degli Stati al sistema audiovisivo dall’accezione culturale che ha un po’ vivacizzato e ha riempito di contenuti l’intervento dell’Europa e dei vari Stati negli anni scorsi, verso la diversità culturale. Cercando di avere in questo nostro percorso altri nuovi compagni di cordata abbiamo trovato i canadesi, abbiamo trovato africani, sudamericani e così via.
Noi ce la siamo dati questa risposta, ma io ho paura che molti paesi, tra i quali ce ne sono alcuni che entrano adesso in Europa, questa risposta ancora non se la siano data.
La nostra risposta è sicuramente sì, il cinema è cultura; è un patrimonio culturale da tutelare, e abbiamo tutto il diritto di intervenire per sostenerlo e passarlo alle prossime generazioni.

venerdì 14 novembre 2003

Riunione di esperti organizzata da Gianni Profita a Taormina

Friday 14 – Sunday 16 November 2003 in Taormina
Riunione di esperti promossa dal Ministero della Cultura italiano presidente di turno dell'U.E.
sulla riforma degli strumenti di sostegno all'industria audiovisiva organizzata dal Direttore Generale del Cinema italiano Gianni Profita

Meeting of industry professionals organised by the Italian
Ministry of Culture, president of the E. U., on the reform of support mechanisms for the audiovisual industry

Réunion de professionnels promu par le Ministère italien de la Culture, président de l'U.E. sur la reforme des mesures de soutien à l'industrie audiovisuelle 


WITH THE SUPPORT OF THE EUROPEAN COMMISSION

INTRODUCTORY NOTE
1. The need to re-examine the support mechanisms for the audiovisual industry in Europe
In the coming months, a series of discrete events occasion the need for a thorough re-examination of the mechanisms in place to support the audiovisual industries in Europe. 
The European Commission is about to present its proposals for the future of the MEDIA Programme; the current Programme will run until the end of 2006 and the decision to consider the form the Programme will take in the period, 2007 – 2013, has both a practical and a philosophical underpinning: in practical terms, the long lead time permits an unprecedented opportunity to reflect on the experience of MEDIA to date and to craft a programme that builds on 14 years of lessons and insights. In philosophical terms, the act of designing a programme that has to be valid for the next ten years compels us to re-visit the purpose, function and goals of devoting public money to the audiovisual sector. The Taormina conference features a discussion of the future of the MEDIA Programme in the context of the overall framework for the support of the audiovisual industry in Europe.
In the course of 2004, the Commission will be reviewing national support systems for film. This review takes place against a background of the introduction in several Member States of new fiscal mechanisms intended to stimulate private investment in film, and of new kinds of intervention that target different parts of the value chain, notably distribution.
A third element – and perhaps the most challenging – is the enlargement of the European Union with the entry in May 2004 of 10 new members. In many of the 10, the audiovisual industries, and especially the support structures for the sector, are under-developed relative to the sector in the EU15. 
Finally, while the prospects and opportunities held out some years ago by convergence may have lost some of their lustre, the maturing of digital media and, in particular, the growing penetration of digital technologies (satellite and terrestrial television, DVD, d-cinema, broadband internet, ever-more powerful and more affordable personal computers and games consoles, third generation mobile, ever greater connectivity) create new opportunities for the creation of and access to audiovisual content, and new challenges for intellectual property rights (IPR) holders in relation to the management and protection of their rights. These opportunities and challenges relate also to the immense audiovisual heritage in Europe for which urgent, co-ordinated action is required to prevent the decay and loss, and to enhance access to and knowledge of the heritage.

2. Addressing the complex audiovisual agenda
The conference in Taormina follows the gatherings in Venice, 28 – 31 August 2003, and in Rome, 19 – 21 October 2003. The Venice meeting, coinciding with the ministerial seminar, focused on two themes: improving the distribution of non-national European films, and the challenges of digital technologies. In Rome, the accent is on the future of the MEDIA programme and on the issues surrounding film and sports broadcasting rights and their exploitation. Taormina, 15 – 16 November, has been prepared as an opportunity to engage with the complex of economic, legal and political issues thrown up when we consider comprehensive audiovisual policy: the role of broadcasters; the application of public monies, at national and Community levels, to support the audiovisual sector; the increasing prevalence of tax-based initiatives to promote investment in the sector; the protection and promotion of cultural diversity both inside and outside Europe, and the conservation of and access to European cinema heritage. 
In order to do justice to these five discrete themes, the Taormina conference is being organised in five strands. Each strand will involve a small working group (about 30 participants) comprising representatives of the different countries and the different parts of the audiovisual sector. The national film agencies, broadcasters, national governments, the European Commission and the European Parliament have been canvassed to suggest the names of people to be invited. With the aid of experts – also being suggested by these bodies – the Direzione Generale Cinema – MBAC is drawing up a series of host papers to be circulated in advance of the conference. The conclusions that emerge from the working groups will be presented at a plenary; these conclusions, along with practical recommendations, will go forward to the Commission and to the European Council that meets at the end of November 2003.

3. The five themes
There is undoubtedly overlap between the five themes being explored at the Taormina conference: if this were not the case, we would be faced with disjointed, even contradictory interventions in audiovisual policy. The brief exposition of the themes set out in this note, therefore, is only indicative.
Enlargement: the over-riding context
The over-riding context of the conference is the opportunities and risks posed by EU enlargement. As with German reunification, enlargement alters conditions not only in the accession countries but in the European market as a whole. The twin challenge is how, on the one hand, to integrate the audiovisual cultures and economies in the accession countries into the wider European audiovisual economy and, on the other hand, how to address the industries and the public in those countries. The challenges faced by the audiovisual sectors in the enlargement countries are very diverse but the trend is for the public sector – broadcasting and subsidised production – to be weaker than the norm in the EU15. Historically strong skills and traditions, especially in film and in TV production, have tended over the last decade or more to be eroded. The audiences for indigenous cinema have tended to decline. To reverse these tendencies and to ensure that the audiovisual industries in the enlargement countries play a full role in European audiovisual culture and commerce will require a mixture of initiatives co-ordinated on a European scale and initiatives within and between individual countries; it will involve actions by the public and private sectors working together. The audiovisual policy framework now being developed needs to be able to rise to these challenges.
Theme 1: The broadcasters’ contribution to improving the circulation of European films
While the discussion has taken place in the framework of the review of the Television Without Frontiers Directive about the possible revision of the definition of a “European Work” (to focus more on feature film) and of the percentage of broadcasting time devoted to such works, it has been widely recognised that there is little scope for compelling broadcasters to acquire and transmit more non-national European films than they do at present. The broadcasters – for example at the workshop on distribution in Venice (28 – 29 August 2003) – argued that it was not their role to forge public film taste but rather to take their lead from theatrical distribution and box office and show the films for which there was a demonstrable interest. Therefore the focus of the discussion has been more on how to incentivise broadcasters to play an active role not only to improve access by audiences to non-national European films, but also to educate and build a bigger audience for those films.
In some countries, broadcasters already play a vital role in their national film industries, often as one of the largest investors in indigenous production. Also, it hardly needs to be reiterated that most people see films on free-to-air television. Most of those films – like most films seen in theatres or on video/DVD – will be US movies. The balance – in most countries and on most television channels – will be national films. But television acts as perhaps the most important vehicle for promoting an interest in cinema, not just by giving opportunities to see films but by giving space – on news programmes, magazines, talk shows and documentaries – to the achievements, past and present, of the cinema. It is through television that distributors make the public aware of new releases; film award shows – notably the Oscars and the national film prizes – are a staple feature of the television calendar.
Via programmes about cinema, audiences can be introduced to other cultures: it was partly through an appreciation of the work of Yilmaz Güney that the international public became aware of Kurdish culture and society. More recently, a film like Goodbye Lenin has engaged the public about recent German history and politics. Therefore the promotion of non-national European cinema is a critical way of building awareness across Europe of each country’s and region’s life and experience. This role goes to the very heart of the celebration and promotion of cultural diversity.
Therefore broadcasters have a dual role to play; one half of that role is to encourage consumption of a wider range of films and thereby support the objectives of national and European audiovisual policy, the other half is specifically to promote cultural exchange, cultural diversity and engagement with each other’s cultures. Neither part of this dual role necessarily results from market forces. It could be argued that in relation to this role there is a market failure that needs to be addressed through intervention by the public authorities at both national and European levels, and the likely form of that intervention will be measures to encourage as much as if not more than to compel the broadcasters.
The role of the working group, to be comprised of broadcasters and representatives from the public authorities, distributors, film promotion professionals and others, will be to take forward recent discussions held in Gdansk (20 September 2003) and to be held in Rome (20 – 21 October 2003) and to formulate concrete proposals for measures to enable broadcasters better to fulfil their role to promote European cinema.
Theme 2: The relations between national funds and Community resources 
It is impossible to formulate concepts and proposals for the future of the MEDIA Programme without reference to the instruments and measures in support of the audiovisual industries in Europe at local, regional and national levels. Those instruments and measures, however, are constantly evolving in response to changing market conditions. Increasingly, national film agencies – notably – are discussing with one another how to enable the initiatives each takes in their own country to fit better with what is being done in other countries. It is the view of those agencies, charged by national governments with the promotion of indigenous production and of the audiovisual sector as a whole as well as other objectives (such a diversity, social inclusion, equal opportunities, education, training and the film heritage) that there is significant scope for increasing their effectiveness through better co-ordination between European countries.
The MEDIA programme, and other Community measures – for example through the Structural Fund, which frequently targets the audiovisual sector, not to mention funds in support of film in third countries – has historically been the site of the development of better ways to target and administer support that have then been adopted at the national level; this has happened notably with development, distribution and training.
As we look ahead, both to the remaining three years of MEDIA Plus and to what we would like to see in place from 2007 on, we will need to take into account developments at the national level, between national agencies in different member states, and between national initiatives and Community initiatives. The goal must be to achieve the greatest complementarity of measures in order to assure the greatest effectiveness and value those measures.
The second working group is charged with developing proposals and recommendations about how to advance these objectives, identifying the scope and the modalities for better co-ordination and co-operation.
Theme 3: European policies in support of the audiovisual industry through the fiscal lever 
In various Member States, new laws are being enacted or proposed to create tax-based incentives for private investment in the audiovisual sector. In parallel, at both European and national levels, proposals are being developed to reinforce the banking and general financial structures of the sector, notably through the intervention of the European Investment Bank. 
There is an active sensitivity that the European Commission does much to stimulate to ensure that these measures comply with European rules for the single market and for state aids. There is also need for sensitivity on the part of the European authorities that, in examining these measures, importance is placed on the policy goals of promoting a healthy audiovisual sector in Europe able to discharge its responsibilities for both economic and social welfare.
That said, there is undoubtedly a risk that fiscal measures create unwanted distortions and inhibit the operation of the market. The question must also be posed whether the dialogues between national governments and with the European authorities are sufficient to ensure that the fiscal measures adopted reinforce rather than detract from the overall objectives.

In discussions held in Dinard in October 2003 between French and UK industry professionals and national agencies, it was evident that the fiscal measures under discussion needed to relate to other arrangements to encourage co-production, the development of stronger audiovisual enterprises and the better circulation of films. Therefore, for example, the emphasis in the discussions about new fiscal measures being contemplated in the UK is very much on promoting stronger links between production and distribution, on simplifying the processes involved in setting up bi- and pluri-lateral co-productions, on more effective communication and exchanges of experiences between authorities and professionals, as well as more effective training of producers.
Key to the success of fiscal measures is the existence of an efficient banking and broader financial services sector able to provide the know-how and to create the structures required for the operation of tax-based incentives. Since the introduction of new tax incentives in Belgium, we have seen the launch of fund operations to manage the inflows of private investment. In the course of the six years’ operation of capital allowances in the UK there has grown up an industry devoted to attracting, placing and accounting for such tax-based investment. 
The history of such fiscal interventions is not a universally-happy one with hard lessons having been learned in Germany and in the Netherlands and the risk emerging of the tax breaks being withdrawn; this raises the question of how the objectives of such incentives are set and how their results are evaluated.
The third working group will be charged with formulating proposals for how fiscal measures can most effectively meet audiovisual policy objectives and at the same time further single market and competition policy objectives.
Theme 4: Cultural diversity, markets outside Europe and promotion
The fourth working group links two initiatives: the protection of cultural diversity and the promotion of European film in third countries. The concept, as articulated by the European Commission in April 2002 during the Audiovisual conference in Madrid during the semester of the Spanish presidency of the EU, is that the issue of cultural diversity is not confined to Europe, and that Europe has a key role to play in the promotion of cultural diversity and exchange throughout the world.
The sphere of the protection of cultural diversity is currently focused on the creation of an international instrument under the aegis of UNESCO that will sit alongside the World Trade Organisation (WTO); the relation between the UNESCO instrument and the WTO has still to be defined, as does the instrument itself. The current uncertainty about the outcome of the Doha round of the General Agreement on Trade in Services (GATS) does not detract from the desirability of an international debate about how to promote cultural diversity.
Likewise, the logic of promoting cultural diversity within Europe – a principle enshrined in the Treaty of Rome and in the new Convention – extends to Europe’s relations with third countries that are Europe’s commercial and cultural partners. Beyond the classic initiatives of export promotion are bi-, pluri- and multi-lateral agreements aimed at encouraging cultural exchange.
The fourth group is accordingly charged with developing proposals for an effective “international” policy for the European audiovisual industries.
Theme 5: The European cinematographic heritage, its conservation and diffusion
This work of this group is organised by Italy’s Cineteca Nazionale in conjunction with the Association des Cinémathèques Européenes (ACE) and is divided into six sub-themes: the legal deposit of cinematographic works in the European Union (a proposal of the Italian semester of the European presidency), the application of new technologies to the conservation of and access to the cinema heritage; training of film archivists; education about the image in schools as part of an introduction to European cinema; the state of play of the European cinema heritage – what exists, what has been lost, and what the prospects are; the perspective for the enlargement countries: the film heritage in the countries of Central and Eastern Europe. The general discussions will be followed by a focus on the Italian situation.
This working group, that picks up on work undertaken in 2000 during the Portuguese presidency, is charged with identifying common actions that could be adopted either in the context of the MEDIA programme or of a new, specific film heritage programme.

martedì 21 ottobre 2003

Gianni Profita ha presentato l'iniziativa ITALIAN FILM FESTIVAL A WASHINGTON


SECONDA EDIZIONE DELL' ITALIAN FILM FESTIVAL A WASHINGTON
Il secondo Washington Italia Film Festival e' stato annunciato dal fondatore Pascal Vicedomini affiancato alla Presidenza da Tony Renisin una conferenza stampa al Cafe Milano, con l'intevento , per telefono dall'Italia, del Prof, Gianni Profita del Ministero dei Beni Culturali che ha annunciato la presenza del Presidente della camera On. Pierferdinando Casini .
Il Festival si propone di portare all' attenzione del pubblico quel Cinema Italiano che giunge in America in proporzioni minime ,rispetto alla percentuale di film americani distribuiti in Italia,e che spesso non entra nei grandi circuiti di distribuzione, dove negli ultimo 15 anni, vi sono entrati solo Cinema Paradiso, Il Postino, La vita e' Bella, e Mediterrameo. E' tempo di migliorare la situazione ed il Washington Italia Film Festival si propone appunto questo.
All' iniziativa partecipa la NIAF,National Italian American Foundation, l'Università Cattolica d'America che avra' una lezione dedicata al Cinema Italiano, America Oggi, e dall'Italia Capri Hollywood Festival, Cinecitta' Holding,ed i Ministeri della Cultura e degli Italiani nel Mondo.
Il Festival avra' inizio il 22 ottobre, e continuera' fino al 26 in congiunzione con il Convegno annuale della NIAF.Fra gli ospiti sono stati annunciati Roberto Benigni e Dino de Laurentis , che riceveranno premi speciali della NIAF , oltre a Claudia Cardinale, Valeria Golino, ed altri ,grandi nomi del mondo del cinema.
Durante il festival almeno venti film, scelti fra i classici della produzione italiana verranno proiettati nelle sale del Cinema Vision .Aprira' la serie l'omaggio di Martin Scorzese al cinema itailano col suo "Viaggio in Italia", ed il nuovo film di Pupi Avati, "Il cuore altrove:" per il quale e' prevista una visione special ospitata da Jack Valenti, all'American Motion Picture Association.
I dettagli sono in via di definizione, ma il festival e' cresciuto e si avvia ad affermarsi come una grande occasione per portare il Cinema italiano all'attenzione del grande pubblico americano e dei milioni di Italo Americani che saranno nella Capitale per l'annuale Gala della NIAF. (Pino Cicala)

martedì 14 ottobre 2003

Italia - Argentina: un acuerdo revolucionario

Roma, martes 14 de octubre 2003. El acuerdo firmado en Roma por los responsables culturales de los dos países significa un gigantesco segundo paso del Programa Raíces
En el señorial despacho del palazzo cercano al Panteón que alberga al Ministerio de Bienes y Actividades Culturales de Italia, su titular, Giuliano Urbani, y el Secretario de Cutura de la Argentina, Torcuato Di Tella, suscribieron el primer "Convenio de co-distribución de material cinematográfico" entre ambos países. Acompañados por el Director General de Cinematografía de la península, Gianni Profita, y por el presidente del INCAA argentino, Jorge Coscia, las máximas autoridades culturales de dos territorios con tanta y tan rica vinculación histórica, protagonizaron un acto verdaderamente revolucionario para sus respectivas industrias fílmicas.
El acuerdo prevé un sistema de distribución de películas argentinas en la sala que el Instituto Luce posee en Roma y en el gran circuito de ciento veinte pantallas que el Cinecitta Holding controla a lo largo de toda Italia.
Como contraprestación, películas italianas serán presentadas en la Argentina en los Espacios INCAA que el Instituto de cine está inaugurando en punto estratégicos del suelo nacional y a las cuales en el convenio se aluden como "Salas públicas".
De esta manera, películas de especial calidad y con elementos de atracción para los respectivos mercados, podrán ser vistas en los mismos, aún cuando no hubieren logrado previamente concretar una distribución comercial convencional.
Este acuerdo-marco abre camino al que, con todas las especificaciones técnicas necesarias, debatirán y firmarán Profita y Coscia en marzo venidero, durante el Festival Internacional de Cine de Mar del Plata. Su nueva edición contará con una descollante presencia del producto fílmico italiano, tal como ocurriera en la de este año con el cine español.
Al igual que en el caso de España, este trascendental acercamiento a Italia en el plano de la colaboración cinematográfica se inscribe en la acción del Programa Raíces, que cuenta ahora con dos pantallas esenciales del Viejo Mundo como socias del importante proyecto.
Es necesario subrayar que, además de la co-distribución, otros temas nutrirán el protocolo previsto para Mar del Plata. Allí se hablará también de armar una reserva de temas de interés común a través de un concurso de desarrollos de proyectos para largometrajes de ficción, a lanzarse simultáneamente en los dos países. También de estimular la coproducción y, en general, de todo aquello que permita hacer realidad tantos sueños de hermandad todavía no plasmados en el celuloide.

mercoledì 24 settembre 2003

"European Cinema Exhibition: A New Approach"

Si è conclusa domenica 28 settembre, la seconda edizione dell'anno di "European Cinema Exhibition: A New Approach", il corso di formazione per esercenti europei promosso da MEDIA Salles e organizzato in collaborazione con ANEC, European Film College e DB - l'Associazione degli Esercenti Cinematografici Danesi.Il corso, che si è tenuto a Roma dal 24 settembre e al quale hanno partecipato circa 60 esercenti da 16 paesi europei, si è composto di seminari, condotti da professionisti ed esperti di varie nazionalità, presentazioni di esperienze di successo, dibattiti e visite a sale cinematografiche di differenti tipologie.All'apertura dei lavori Gianni Profita, Direttore Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha salutato i partecipanti sottolineando l'importanza dei progetti di promozione del cinema europeo e, in particolare, delle iniziative volte a incrementare la cooperazione tra i diversi paesi dell'Europa. Ciò, soprattutto in "un momento come questo, in cui sta accadendo nel mercato cinematografico qualcosa che avrà conseguenze importanti". Tra gli elementi di novità, Profita ha ricordato la "rivoluzione" del digitale e i benefici e rischi che essa sembra portare con sé. Tra questi ultimi, il pericolo della pirateria, che coinvolge direttamente gli esercenti. Walter Vacchino, Presidente dell'Anec e Vice Presidente di MEDIA Salles, ha manifestato la propria soddisfazione per l'iniziativa ("Mi piace pensare che la costruzione dell'Europa nasca anche da incontri come questi") e ha dato ai presenti appuntamento a Genova, capitale della cultura, per le Giornate Professionali che si apriranno il 28 giugno 2004. Tra gli interventi, anche l'analisi delle opportunità rappresentate dall'integrazione verticale del mercato cinematografico europeo condotta da Vittorio Testa dell'Università LUISS di Roma. Secondo Testa, "il cinema europeo, per raggiungere quote di mercato più elevate, deve innanzitutto essere maggiormente visibile e promettere un interesse da parte del pubblico sufficiente per ottenere più schermi e più spazi all'interno delle strutture multiplex". E ciò dimenticando le "logiche protezionistiche" a favore di un "rafforzamento dell'anello "debole" della catena, vale a dire delle logiche e degli strumenti di distribuzione e promozione del film europeo, come prodotto di consumo culturale".Oggetto di diversi interventi e di un vivace dibattito, il tema cui è stata dedicata un'intera giornata del corso: la programmazione e promozione della sala durante il periodo estivo, stagione da sempre critica per le sale di tutta Europa, pur con significative differenze. Tra le esperienze positive, quella della francese "Fête du Cinéma" illustrata da Eric Marti, dell'agenzia U+Me, che organizza l'evento per conto dell'Associazione degli Esercenti Francesi (FNCF). Lanciata nel 1985, la "Fête du Cinéma", nella sua formula "3 giorni" adottata a partire dal 1993, nell'ultimo decennio ha avuto un peso importante per il numero dei biglietti venduti, che variano dai 2.300.000 del '94 al picco dei 4.300.000 del '99. E se all'inizio fu la volontà del governo francese a promuovere e a sostenere l'iniziativa, già dal '94, grazie al successo riscosso, il Ministero della Cultura ha lasciato alla FNCF la regia dell'intera campagna, che può contare su un importante contributo economico da parte degli sponsor (quasi 600.000 euro solo dai due principali finanziatori). Laura Fumagalli, Direttore marketing dell'Arcadia di Melzo e V.J. Maury, Direttore Generale di Palace Cinemas in Ungheria, si sono confrontati su due diversi modelli di sviluppo del cinema digitale: da una parte, la necessità di definire standard molto elevati di qualità nella proiezione, dall'altra una visione aperta alle numerose possibilità di fruizione che il digitale offre, anche se con qualche rinuncia sul versante della qualità. Tra queste, la visual music rappresenterebbe, attualmente, l'aspetto potenzialmente più ricco di sviluppi.

domenica 14 settembre 2003

SIAE Gianni Profita nuovo Direttore Generale

Il Professor Gianni Profita ha assunto il 9 settembre l’incarico di Direttore Generale della Società Italiana Autori ed Editori (SIAE). Nato nel 1960, è esperto in organizzazione dell’industria audiovisiva internazionale e delle risorse umane manageriali con particolare specializzazione nella filiera produttiva del cinema, manager e docente universitario in discipline manageriali dell’audiovisivo. Laureato alla Luiss dove ora insegna “Economia dell’Audiovisivo e del Multimediale” è anche docente di “Produzione e Gestione dello Spettacolo” alla La Sapienza di Roma. Si è prevalentemente occupato di management dell’audiovisivo e di ricerca applicata quali Progetti IFTS “Gestione della Produzione Audiovisiva”, “Infotechnologist”, “Producer”, “Multimedia and Audiovisual Organiser”, “E-Advertiser” e, in ambito europeo, dirigendo progetti quali “Società dell’Informazione: Crescita e Occupazione, Natura dell’Impatto, Occupazione – Sincronia”, “Project for Learning in the Audiovisual Network – Planet”, “Osservatorio e Centro per l’ Occupazione e la Formazione nell’Audiovisivo – Ocofa”,”Mega-Master in economia e gestione dell’impresa audiovisiva e multimediale”. Dirige la Collana di studi e ricerche “Gestione di Impresa Audiovisiva e Multimediale”, Franco Angeli Editore e ha pubblicato tra l’altro “L’industria audiovisiva italiana ed europea alle soglie della rivoluzione digitale”, Franco Angeli, Milano e “Study on the harmonization of the European juridical framework related to national support schemes for the audiovisual sector”, Entertainment Law Review, Sweet & Maxwell, Londra, “Multimedialità e digitalizzazione” nei Quaderni dell’Istituto Giuridico dello Spettacolo e dell’Informazione ed “Eurimages, Media II and European convention on cinematographic co-productions: reducing the gap between Europe and the United States”, ELR, Sweet & Maxwell, London. Prima di assumere l’incarico alla Siae è stato Direttore Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (dove ha curato per il Semestre Europeo le iniziative comunitarie anti-pirateria) e ha avuto esperienze gestionali come Amministratore Delegato per lo sviluppo manageriale nel campo audiovisivo e multimediale. Oggi è sempre attivo negli studi accademici (è di questi giorni il suo più recente libro “L’Europa dei film –Sostegni comunitari all’industria cinematografica”) e nel dibattito internazionale aperto dalla rivista londinese Entertainment Law Review, dove sta curando una serie di interventi sullo “spazio giuridico comunitario” dell’industria culturale in Europa. "Il mio primo saluto va ai dipendenti, ai mandatari e a tutti i collaboratori della Siae che giorno per giorno svolgono sul campo con professionalià e dedizione un importante lavoro al servizio non solo degli autori e degli editori ma dell'intera cultura, dello spettacolo e dell'economia nazionale ad essi sottesa" ha dichiarato il Direttore Generale Prof. Profita. "Grazie all'indispensabile sostegno degli Organi associativi, ed in particolare del Presidente Migliacci, che non mi faranno mai mancare preziosi stimoli e suggerimenti, conto di affrontare e condividere con tutta la "macchina" della Società e con le Istituzioni le importanti sfide che la Siae ha davanti a sé a promozione e ad una sempre più efficace tutela del diritto d'autore".

domenica 31 agosto 2003

Presentazione Saggio di Profita alla Mostra del Cinema di Venezia

Gianni Profita , Direttore Generale per il Cinema, ha presentato un ampio saggio in occasione della riunione dei Ministri della Cultura dell'Unione Europea dedicata alla circolazione delle opere cinematografiche europee, dive è stata distribuita un'edizione speciale dell'Annuario di MEDIA Salles "European Cinema Yearbook". Novità di questa edizione, aperta da un intervento del Prof. Giuliano Urbani, Ministro per i Beni e per le Attività Culturali, è un'approfondita analisi elaborata da MEDIA Salles sulla circolazione dei film europei in Europa Occidentale e Orientale nel 2002, che raccoglie i primi dati disponibili di 29 paesi.

venerdì 4 luglio 2003

Il Direttore generale del Cinema all'Assemblea dei proprietari e gestori delle Sale cinematografiche

All’Assemblea straordinaria degli stati generali dell’Associazione nazionale degli Esercenti Cinematografici hanno partecipato il segretario generale del Ministero dei beni culturali Carmelo Rocca, il direttore generale per il cinema Gianni Profita, oltre al capogruppo Ds in commissione Cultura Giovanna Grignaffini e Alla responsabile del dipartimento cultura dei Ds Franca Chiaromonte. “O firmi il contratto o non ti do la copia" è la frase tipica, secondo il presidente dell’Anec Walter Vacchino, con cui il distributore liquida l’esercente imponendogli un prezzo di noleggio delle copie corrispondente al 40/50% degli incassi. Questa è solo una delle grida d’allarme lanciate ieri dagli Stati Generali dell’associazione esercenti che ha denunciato la chiusura entro settembre del 40% delle sale italiane, dopo che il 20 giugno Piemonte e Valle d’Aosta hanno già chiuso molti cinema. Il quadro della distribuzione sul territorio delle pellicole, secondo l'Anec, ha assunto caratteristiche perverse: si parla di condizioni dei contratti di noleggio “rigide, squilibrate con clausole di tipo vessatorio", di “difficoltà di accesso alle copie nell’ambito di politiche che non si adeguano alle mutate esigenze del mercato"; di “rifiuto da parte delle distribuzioni di offrire al pubblico film anche nel periodo estivo, quando lo si soffoca di nuove offerte durante quello invernale". “Il mercato non è libero", ha affermato senza mezzi termini Vacchino. Nel documento stilato al termine dei lavori si è chiesto con urgenza l’intervento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato al fine di “evitare l’espulsione dal mercato di imprese che mantengono una loro vitalità e funzione nell’interesse dello spettatore", invocando una verifica immediata “di situazioni di abuso di posizione dominante o di dipendenza economica".Altro punto dolente: gli effetti devastanti di una politica, avviata 5 anni fa, diretta all’apertura incontrollata di nuove sale senza una pianificazione urbana ragionata. Urgente è allora una “legge nazionale" che fissi i criteri per l’apertura dei cinema. Il riferimento alla crescita non razionale dei multiplex, alla quale non ha corrisposto un aumento del numero degli spettatori, è palese. Anche gli sforzi di adeguamento tecnologico sopportati dalle mono e bisale non ha prodotto, come sperato, un ritorno economico soddisfacente.
Gianni Profita ha sottolineato come la regolamentazione abbia bisogno di tempo: "Forse, cinque anni fa, l'apertura delle sale era necessaria per seguire i meccanismi di adeguamento europeo, oggi collaboriamo per intervenire in chiave europea. Di tutto questo e anche del problema pirateria si parlerà alla Mostra del cinema di Venezia".Il direttore generale per il cinema ha poi sottolineato l’importanza dell’Agiscuola al fine di eliminare quella disattenzione al cinema “che parte dall’adolescenza". Le statistiche parlano chiaro: lo spettatore sta diventando ottuagenario.Pronta la risposta di Carmelo Rocca: “La questione apertura sale va affrontata direttamente sul territorio con una regolamentazione che parta dai piani urbanistici regionali. Il legislatore nazionale potrà solo comporre una regola di principi generalissimi che evitino il cannibalismo, cioè quei casi in cui il multiplex apri a dieci passi da una monosala. Il principio è di portare la sala dove ci sono i cittadini e non gli spettatori. Nei casi ineluttabili è auspicabile il cambio destinazione d’uso". Immediata la replica di Giovanna Grignaffini: “Da diverso tempo esistono disegni di legge al Parlamento che affrontano questi problemi ma che sono stati bloccati perché il governo non ha prodotto quel testo delega necessario alla continuazione dei lavori. Se siamo tutti d’accordo, governo e opposizione, sottoscriviamo questa legge". E Franca Chiaromonte: “I problemi sono anche di carattere economico. Le agevolazioni fiscali, richieste dagli esercenti, sono possibili solo sulla base di una politica contraria a quella dei tagli avviata dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti".

lunedì 19 maggio 2003

LA DIREZIONE GENERALE CINEMA PUNTA ALLA CODISTRIBUZIONE


Il Cinema nel semestre di presidenza italiana dell’Unione europea
Intensa attività del direttore generale del cinema italiano Gianni Profita durante il Festival di Cannes per rafforzare il ruolo internazionale del cinema italiano nel contesto delle relazioni avviate in questi ultimi mesi. Il Festival è stato infatti occasione di numerose iniziative relazionali di rilievo istituzionale.
Tra queste è da ricordare, ad esempio, l’incontro con la delegazione della Grecia per concordare i termini e i temi della transizione dei Semestri di Presidenza (“L’identità culturale europea come base per un mercato comune dell’audiovisivo”, “le conseguenze dell’allargamento”, “la posizione della cultura nella futura Costituzione europea”), con la Direzione Generale della Cultura della Commissione Europea per mettere a punto l’agenda “cinema” del semestre italiano di Presidenza Europea. Argomenti discussi: l’evento di Venezia del 29-30-31 agosto sulle sfide proposte dall’industria cinematografica (pirateria, distribuzione digitale dei film, formazione delle risorse umane, ecc.) ed i nuovi strumenti di co-distribuzione e l’evento di Taormina (14-15-16 novembre) sui profili giuridico-economici legati all’argomento e al nuovo strumento di supporto al cinema e all’audiovisivo che prenderà il posto del Piano Media Plus.
Durante la tradizionale visita del Ministro della Cultura francese ai padiglioni degli Stati presenti a Cannes, il Ministro Aillagon ha formulato al Direttore Generale Profita, che insieme al Direttore del CNC David Kessler ha sviluppato i temi relativi alla “diversità culturale”, una formale proposta per un incontro bilaterale nel quadro degli accordi stipulati a Parigi dal Ministro Urbani. L’incontro avrà luogo il 20 giugno.
Il prof. Profita ha poi approfondito con il collega spagnolo i termini dell’accordo di codistribuzione tra i due Paesi. Lo stesso ministro spagnolo Pilar del Castillo ha manifestato al Direttore Generale l’intenzione di formalizzare tale intesa con il Ministro Urbani a ridosso della pausa estiva.
Nel quadro del negoziato relativo allo sviluppo dell’accordo di codistribuzione tra l’Italia e Regno Unito si sono incontrate le due delegazioni tecniche anche per concordare i termini della formalizzazione tra i due Ministri. Il Ministro Tessa Jowell, presente all’inaugurazione dell’UK Film Center ha manifestato a Profita l’interesse a distribuire entro l’anno in Gran Bretagna almeno 3–4 film italiani di qualità attraverso questo nuovo strumento.
La Direzione Generale ha visto la controparte indiana (Ms Anjali Chibb, Joint secretary of State for Minister of Information and Broadcasting) per dare ulteriore seguito alle iniziative avviate dal Ministro Urbani in India. In particolare si è discusso degli aspetti tecnici dell’accordo di coproduzione che potrà essere varato a Venezia in occasione della visita del Ministro indiano della Cultura.
Il Ministro Urbani ha assistito alla proiezione del film italiano in concorso con il Ministro indiano Ravi Shankar Prasad.
Profita ha incontrato, con le Associazioni italiane degli esercenti di sale cinematografiche, il Presidente della MPAA Jack Valenti per discutere delle possibilità tecniche e concrete di collaborazione per l’allungamento della stagione cinematografica di cui riferiamo in altra parte del giornale.
In apertura del Festival di Cannes, una Giornata Europea, presieduta da Madame Viviane Reding, Commissario per la DG Educazione e Cultura, ha visto la partecipazione di alcuni Ministri della Cultura. Parallelamente a tale meeting è stato approfondito il tema dell’allargamento della Convenzione anche nell’ambito della ormai “consueta” riunione del gruppo degli European Film Agencies Director’s Group dei 15 Paesi europei, presieduta dai francesi del CNC e copresieduta dall’Italia e dall’Inghilterra.
E’ stata l’occasione per presentare l’intenso lavoro di cooperazione internazionale messo in opera dalla DGC in questi ultimi mesi, con particolare riguardo agli accordi di co-distribuzione. L’illustrazione delle metodologie utilizzate con il Regno Unito ha suscitato interesse, soprattutto per la semplicità ed efficacia degli strumenti di realizzazione proposti e ha raccolto grande attenzione da parte di tutti i “colleghi” europei presenti. Ci si prepara dunque a realizzare un’ampia rete di accordi di co-distribuzione che la Direzione generale ritiene possa essere il primo passo per la ridefinizione del tessuto connettivo dell’industria cinematografica ed audiovisiva europea.
L’attività relativa agli accordi internazionali ha visto come protagonisti Paesi tra loro molto diversi ed anche molto lontani.
In un incontro con la delegazione sudafricana, si sono definite le necessità specifiche relative ai requisiti necessari per la partecipazione all’accordo.
Con l’Australia si sono stabiliti i possibili termini di cooperazione ad iniziare da un maggiore sostegno alle iniziative di promozione del cinema italiano in Australia e viceversa.
Sul sentiero della co-distribuzione, sono stati fissati i termini di interazione tra Film Council e Istituto Luce sulla base dell’accordo già siglato nello scorso aprile e, con grande soddisfazione, è stata firmata l’intesa con gli spagnoli dell’ICAA (Instituto por la Cinematografìa y las Artes Audiovisuales) per codistribuire film spagnoli in Italia e viceversa.
La codistribuzione, infatti, può costituire sempre di più uno strumento assai efficace per la definizione ed il consolidamento dell’industria cinematografica europea. L’evento di Venezia del prossimo agosto si incentrerà sull’argomento.

sabato 10 maggio 2003

Intervista col Prof. Gianni Profita: I rapporti internazionali del cinema italiano


Il cinema italiano mostra chiari segni di ripresa stando ai rilevamenti della Direzione Generale preposta al settore nell’ambito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Nel 2002, sia pure con poche produzioni, i film italiani hanno registrato venti milioni di spettatori sul territorio nazionale, rispetto ai sedici milioni dell’anno precedente, con un aumento degli incassi del 24 per cento. E nei primi mesi del 2003 sono cresciuti del 30 per cento gli investimenti di capitale italiano per la produzione e di questa crescita se ne sono accorti anche i turisti durante i week-end primaverili, che hanno trovato le strade di Roma sempre più invase da troupe cinematografiche: da Trastevere a Piazza Navona, dall’Appia all’Ostiense, da via Condotti a Castelporziano.
Non si aspira certamente a sottrarre spettatori alla cinematografia americana, ma ad aumentare il numero complessivo delle presenze al cinema che in Italia è ancora troppo basso; si guarda, poi, al versante internazionale per promuovere e incrementare la circolazione dei nostri film all’estero. Il cinema è espressione del patrimonio culturale di ciascun Paese, diventando sostanzialmente il simbolo di quella che viene definita la “diversità culturale”, la cui conservazione e preservazione è un obiettivo chiave nella logica di cooperazione internazionale, ed europea in particolare” sottolinea il professor Gianni Profita, che da sei mesi ricopre l’incarico di Direttore Generale per il Cinema al Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
“Stiamo ormai lavorando a ritmo serrato – dice il professor Profita – sulle questioni internazionali che saranno affrontate durante il semestre della presidenza italiana dell’Unione Europea, che si apre a luglio e che riguardano la creazione di uno spazio giuridico armonizzato per l’industria culturale europea. Questo lavoro si propone di sviluppare la consapevolezza che l’industria culturale è espressione di una identità che si differenzia da qualsiasi altra forma di tipo produttivo industriale. Per questo motivo riteniamo di avviare un processo di modernizzazione dei vari tessuti giuridici nazionali su cui l’industria audiovisiva si fonda, anche per poter continuare ad esprimere la propria diversità in maniera coerente ed equa”.
“Inoltre intendiamo sviluppare ulteriormente la collaborazione tra gli organismi pubblici che operano in Europa a sostegno del cinema e che da qualche mese fanno parte dell’European Film Agency Director’s Group. Con queste istituzioni pubbliche vogliamo approfondire i problemi legati alla co-distribuzione europea che il Ministro Urbani considera di grande importanza per la diffusione del cinema. Abbiamo già siglato a livello tecnico un accordo innovativo di co-distribuzione con la Gran Bretagna che sarà formalizzato a breve in un incontro tra i due Ministri. Con la Francia è stato creato un analogo tavolo di consultazioni per individuare nuovi strumenti e a Cannes si terrà la prima riunione. Ed anche la Spagna è interessata a questi nuovi accordi di co-distribuzione”.
Durante il semestre italiano alla presidenza dell’Unione Europea, la Direzione Generale per il Cinema promuoverà un dibattito internazionale sulla cultura cinematografica durante il quale sono previsti due appuntamenti italiani. Il primo è un seminario inteso ad esaminare la promozione dello spettacolo con riferimento alle nuove tecniche espressive digitali, nonché all’uso di tecnologie applicate al cinema e all’audiovisivo, e si terrà a Venezia alla fine di agosto durante la Mostra del Cinema.Il secondo avrà luogo a Taormina a novembre e si tratterà di un seminario sulla cooperazione cinematografica tra i Paesi dell’Unione Europea. “Particolarmente stimolante è per noi il semestre di presidenza italiana – osserva il professor Profita – che vedrà tra l’altro il nostro Paese impegnato in un ruolo di locomotiva trainante delle innovazioni internazionali che riguarderanno il cinema. Comunque oggi c’è ancora spazio per fare crescere il mercato cinematografico italiano: nelle ultime stagioni in Italia si sono venduti 110-130 milioni di biglietti, in Francia si sono raggiunti i 180 milioni all’anno, e la popolazione non è granché superiore a quella italiana, e poi c’è il caso della Spagna che con meno abitanti ha raggiunto i 140-150 milioni di biglietti venduti nelle ultime annate. Ciò vuol dire che dobbiamo adoperarci in Italia per una crescita della produzione cinematografica che guardi allo spettatore come a quello cui, in ultima analisi, è rivolto il film: può sembrare ovvio, ma troppe volte in passato ciò è stato dimenticato. E’ indispensabile, dunque, migliorare il rapporto tra il cinema italiano e il suo pubblico e in questa direzione si colloca, tra l’altro, lo spot a sostegno del nostro cinema che dal 5 maggio viene trasmesso dalle televisioni e nelle sale.
Nel quadro dei rapporti internazionali il Ministro Urbani, il Sottosegretario Bono, il Segretario Generale Rocca e il Direttore Generale Profita hanno incontrato il 29 e 30 aprile a Roma i ministri della cultura dei Paesi rivieraschi dell’Adriatico e dello Ionio (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Serbia, Montenegro e Slovenia). Si tratta di entità nazionali dal mercato ancora minore ma che guardano, però, con grande interesse alla produzione cinematografica italiana e alla possibilità di poter ospitare l’ambientazione di film italiani. E a Roma questi ministri della cultura si sono confrontati con la straordinarietà delle strutture e delle attrezzature di Cinecittà.
Al Festival di Cannes quest’anno la presenza del cinema italiano non passerà inosservata e sarà particolarmente visibile poiché avrà a disposizione due Padiglioni “promozionali”, uno sulla Croisette e l’altro all’interno della struttura tradizionalmente riservata al “mercato”. 
Questi Padiglioni saranno naturalmente decorati con le gigantografie di Federico Fellini – di cui ricorre il decennale – al cui cinema il Festival francese rende onore proponendo anche una retrospettiva antologica dei suoi migliori film.
Inoltre, sempre a Cannes dove l’India presenta le sue opere più recenti, l’Italia promuoverà alcuni eventi della cinematografia indiana nell’ambito delle iniziative organizzate per fare conoscere la nuova produzione dei Paesi cosiddetti “emergenti” tra i quali figurano anche la Russia e la Cina (intervista di Ernesto Baldo).

mercoledì 30 aprile 2003

Gianni Profita - Direttore Generale per il Cinema - : IL CINEMA E' VICINO A TE, QUELLO ITALIANO DI PIU'

In cucina c'e' Verdone alle prese con un sughetto, nel bagno Stefania Rocca immersa nella schiuma, in salotto Alessandro Gassman e Silvio Orlando guardano la tv, in soggiorno la Buy e Raul Bova a cenare a lume di candela e nel letto e' atteso addirittura da Sabrina Ferilli, ma il distratto proprietario della casa neppure li nota.
Il claim recita: 'Il cinema è vicino a te, quello italiano ancora di più'.
E' lo spot di 30 (e 55) secondi per rilanciare il successo del cinema italiano che sarà on air dal 5 Maggio. Una campagna "no profit" voluta dal Direttore Generale del cinema del Ministero dei Beni Culturali Gianni Profita, ideato e prodotto da FilmMaster, per la regia di Luca Miniero e Paolo Genovese. Lo spot è stato realizzato con il contributo gratuito degli attori, della casa di produzione e dei tecnici.
Questa produzione no profit - commenta Sergio Castellani, amministratore delegato del gruppo FilmMaster - consolida il rapporto che da sempre la nostra casa di produzione ha con il mondo del cinema, utilizzandone talenti e contribuendo a crearne di nuovi, come dimostra anche la storica Officina FilmMaster".
Il filmato pubblicitario a favore del cinema italiano fa parte delle iniziative promosse dal Ministero dei Beni Culturali nell'ambito della V Settimana della Cultura, che si svolgerà dal 5 all'11 Maggio. E' stato voluto dalla Direzione Generale per il Cinema con il supporto di Cinecittà Holding, Scuola Nazionale di Cinema, Cinecittà Studios e FilmMaster Group.

Gianni Profita - Direttore Generale per il Cinema - :
"Il cinema è una festa. Andare a vedere un film italiano è come star bene in compagnia di amici che si sentono vicini, le cui facce sono familiari, ai quali si è legati da tante storie vissute insieme. E' questa l'unica indicazione che mi ha dato il Ministro Urbani per la preparazione dello spot. 
Siamo, infatti, impegnati da mesi a ricostruire il rapporto tra gli spettatori e il nostro cinema. Per troppi anni il pubblico è stato spesso trascurato da chi fa cinema e non ha ricevuto l'attenzione che merita. Oggi di fronte a film bellissimi e che devono essere visti occorre comunicare che il cinema italiano c'è e vuole farsi vedere. Non abbiamo voluto fare una campagna promozionale in sua difesa: il cinema italiano per troppe volte è stato trattato come un animale in via di estinzione da preservare, da maneggiare con cura. Si è così spesso data la sensazione che fosse una questione riservata a pochi affezionati cultori di una materia specialistica. No. Il cinema italiano è bello, vitale, intenso. Tale e quale la nostra cultura e le nostre emozioni. Sa far pensare, ma anche divertire. Insomma, è cinema. Cinema vero. Basta scoprirlo e non se ne farà più a meno. Sono state queste le ragioni che ci hanno spinto a comunicare in modo diverso, ironico ed appassionato.
E' stato sorprendentemente facile coinvolgere ottimi professionisti operatori ed interpreti, tutti hanno aderito con entusiasmo e hanno regalato il loro lavoro con lo stesso spirito con il quale si va ad una festa portando una crostata preparata con le proprie mani. Nello spot ,che poi è in realtà una piccola fiction, appaiono alcuni tra i più bravi e noti attori italiani. Mentre dietro la macchina da presa e tutt'intorno vi erano sul set straordinari professionisti che hanno trasmesso allo spot quel clima giocoso che era alla base dell'idea. Non è possibile citarli tutti, uno per uno, ma sono certo che a loro basti aver partecipato ad una allegra comitiva che, a pieno titolo, può dirsi parte di una bella stagione del cinema italiano. 
Una stagione anomala che, piace pensarlo, durerà molto a lungo".

Soggetto
Un uomo sui 35 anni sta rientrando a casa, è notte e appare stanchissimo. Apre la porta, va in cucina, apre il frigo, ai fornelli Carlo Verdone sta preparando un sughetto. L'uomo passa oltre come se nulla fosse.
Si dirige verso il soggiorno, passa davanti al tavolo dove vediamo Raul Bova e Margherita Buy che stanno cenando a lume di candela. 
L'uomo va a sedersi davanti alla TV.
Sul divano accanto a lui è seduto Silvio Orlando, dietro Alessandro Gassman in boxer e maglietta si stira una camicia, L'uomo fa un po' di zapping, poi spegne la TV e si alza. Silvio Orlando la riaccende. 
L'uomo ora è in bagno, in pigiama e fa pipì, alle sue spalle avvolta dalla schiuma nella vasca da bagno, scopriamo Stefania Rocca che fischietta. L'uomo scarica ed esce sempre imperturbabile. Va in camera da letto, e stesa tra le lenzuola vediamo una sorridente Sabrina Ferilli. L'uomo si infila nel letto, si gira verso di lei, sembra notarla, poi si gira dall'altra parte e spegne la luce.
Nero.
I CREDITS 
Attori: Margherita Buy, Sabrina Ferilli, Stefania Rocca, Raul Bova, Alessandro Gassman, Silvio Orlando, Carlo Verdone
Regia e creatività: Paolo Genovese e Luca Miniero
Produzione: FilmMaster:
Executive Producer: Sergio Castellani
Producer: Nicoletta D'Avanzo
Dir. Produzione: Fabrizio Razza
Montatore: Max Bracardi
Dir. Fotografia: Filippo Corticelli
Scenografia: Maurizio Marchite

martedì 15 aprile 2003

Spot per il del Cinema Italiano promosso dal Direttore Generale Gianni Profita

Lo spot, diretto da Paolo Genovese e Luca Miniero è stato voluto da Gianni Profita e Sergio Castellani, che lo ha prodotto con la sua Filmmaster, racconta di un anonimo italiano che rientrando a casa, la sera, trova una serie di ospiti illustri che hanno invaso la sua privacy. Carlo Verdone ai fornelli, Raoul Bova e Margherita Buy che stanno cenando a lume di candele, Silvio Orlando dinanzi alla tv, Stefania Rocca immersa in una vasca da bagno, Alessandro Gassman, in boxer, intento a stirarsi una camicia, Sabrina Ferilli, felicemente addormentata accanto al protagonista, l’attore Rosario Coppolino. ’’Il cinema e’ vicino a te quello italiano di piu’’’, recita il nuovo spot. Il ministro Urbani ha sottolineato ancora ’’che si tratta di un’iniziativa volta a potenziare il nostro cinema, penalizzato, da anni, in modo incomprensibile nelle scelte degli spettatori - spiega ancora il ministro ai Beni culturali - Un progetto che si inserisce in un’azione di piu’ vasto respiro per la diffusione dei nostri film’’. Tra i progetti imminenti sottolineati dal ministro Urbani una serie di accordi internazionali di coproduzione e codistribuzione con la Cina, l’India, la Russia, con i paesi dell’Unione Europea in una reciprocita’ di interessi e relazioni. ’’Inglesi, francesi, spagnoli che incontreremo prossimamente a Cannes - ha ricordato il ministro - Il terreno per l’Italia e’ fertile, il nostro cinema e’ amato all’estero’’. ’’Vogliamo dimostrare la vitalita’ del nostro cinema - ha proseguito il ministro ai Beni culturali - anche se rimangono i problemi. Il contenzioso tra Stato e Regione sull’articolo V della Costituzione, per esempio, che ha determinato una paralisi nelle iniziative in corso. Il sistema della censura e’ stato fallimentare - ha aggiunto ancora - Nove diverse commissioni non possono funzionare con la stessa discrezionalita’. Occorre un unico metro di giudizio’’. Anche il fondo di rotazione ha avuto, secondo il ministro ai Beni culturali, esiti perversi e non voluti. ’’Se continuiamo cosi’ il fondo di rotazione si trasformera’ in fondo di prosciugamento, un budget in via d’estinzione’. Accanto al ministro ai Beni culturali Giuliano Urbani, il segretario generale Carmelo Rocca che ha ribadito che ’’la cinematografia italiana deve essere sostenuta ’strategicamente’ e politicamente, come avviene negli Stati Uniti’’. Il direttore generale per il Cinema Gianni Profita ha sottolineato che nel nostro Paese vengono staccati nei cinema, ogni anno, circa 130 milioni di biglietti. ’’Troppo pochi - ha spiegato Profita - se paragonati alla Francia (180 mila) e alla Spagna (150 mila). Eppure ci sono piu’ sale, l’offerta e’ migliorata. Ricuciamo rapporti tra il cinema e gli spettatori italiani -ha concluso Profita - Continuando a divertirci come hanno fatto gli attori intervenuti nello spot con una partecipazione gioiosa e assolutamente gratuita’’.

martedì 8 aprile 2003

Il cinema italiano dal Presidente Ciampi



L'8 aprile i candidati ai David che rappresentano il cinema italiano più bello dell’ultima stagione sono stati ricevuti al Quirinale dal Presidente della Repubblica e hanno stretto con soddisfazione la mano al Presidente Ciampi e alla Signora Franca. Erano in molti presenti al Quirinale, anche se non tutti. C’erano: Ferzan Ozpetek, Gabriele Muccino, Emanuele Crialese, Fabrizio Bentivoglio, Donatella Finocchiaro, Valeria Golino, Giovanna Mezzogiorno, Laura Morante, Stefania Rocca, Neri Marcorè, Fabio Volo, Domenico Procacci, Tilde Corsi e tanti altri.Gian Luigi Rondi, presidente dell’Ente David di Donatello, ha salutato il presidente Ciampi cogliendo “l’occasione per tentare un bilancio della stagione cinematografica appena conclusa, con note sempre più positive sul nostro cinema. Questa stagione ha infatti molti esponenti di grande rilievo in grado di coniugare la qualità con la risposta sempre più convinta degli spettatori”. Rondi ha infine salutato il Presidente della Repubblica anche a nome degli Enti Promotori del David: Gianni Massaro per l’ANICA, Alberto Francesconi per l’Agis. 
Anche Giuliano Urbani, Ministro per i Beni e le Attività Culturali, accompagnato dal Direttore generale del cinema Gianni Profita , ha posto l’accento, nel corso del suo intervento, sul momento particolarmente incoraggiante: “Vi sono – ha detto Urbani – degli “indicatori duri”, come li definiscono gli economisti, a dimostrarlo. Questi sono: l’aumento delle giornate di programmazione, di film prodotti, di investimenti privati. Ci sono stati più film italiani apprezzati dal pubblico. Dunque bisogna lavorare per accrescere le risorse di finanziamento pubblico, favorire al massimo la circolazione e distribuzione di film italiani. Dobbiamo poi aumentare i servizi in generale ed il settore della formazione. Ultimo punto, bisogna rivedere alcune leggi, tra cui quelle sulla pirateria”.
Infine prima della famosa nomina delle candidature e della conseguente stretta di mano al Presidente, Ciampi ha ribadito, nel suo saluto, la vivacità del nostro cinema attuale: “Il 2002 è stato un anno dinamico per il cinema italiano, si è rafforzata la sua caratteristica di linguaggio culturale che parla alle nuove generazioni, ed è stata ritrovata ispirazione ed organizzazione. Posso dire a tutti in bocca al lupo con la consapevolezza che partecipate ad un’avventura che vi spinge verso il futuro”. Un complimento speciale Ciampi lo ha riservato a Roman Polanski, candidato con Il pianista, per il miglior film straniero, “non possiamo smettere di alimentare la memoria – ha detto il presidente – per non ripetere gli errori fatti nel passato”. Inoltre un saluto particolare ad attori storici del cinema italiano come Silvana Pampanini, Giovanna Ralli, Virna Lisi e Gigi Proietti che sono stati insigniti dell’onorificenza di Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana (LaraNicoli)

lunedì 24 marzo 2003

Jorge Coscia premiará al Director General de Cinematografía Gianni Profita del país invitado I"Italia"


La fuerte presencia del cine italiano en el festival marplatense, con un panorama actual y una revisión de clásicos, consagra la incorporación de ese país al Programa Raíces.
Marzo de 2003. El Programa Raíces escribe su primer capítulo en el Festival de Mar del Plata. Protagonista lógico y puntual: el cine español. Siete películas que transitan por su gran mapa de comunidades autónomas con producción propia y también por los ejemplos fílmicos del país global. El presidente del Instituto Nacional de Cine y Artes Audiovisuales de la Argentina, Jorge Coscia, ofrece el merecido tributo a su par de la Madre Patria, José María Otero Timón en una noche inolvidable del entrañable e híper-hispánico recinto del Colón. Y, luego de vibrar en la clausura del certamen con la Salomé coreográfica de Carlos Saura, las autoridades cinematográficas de ambas naciones viajan a Ushuaia para suscribir el acuerdo de colaboración respectivo.
A la luz de lo convenido en el marco apropiadísimo del "finis terra" argentino ya hay mucho para contabilizar. La repetición de "El gran mapa del cine español" en Buenos Aires. Una gran semana de cine gallego allí mismo, acompañada por una delegación de más de veinte profesionales que sembró amistades, proyectos y negocios con sus pares locales.
Coproducciones ya en marcha o diseñadas con Cataluña, Galicia, el País Vasco y Canarias. Invitaciones de las autonomías españolas para que el cine argentino tenga sus manifestaciones en las respectivas geografías. Y un concurso de desarrollos de proyectos donde todas aquellas comunidades participarán. Y más realidades. Y tantos sueños cristalizables…
Marzo de 2004. El Programa Raíces escribe su segundo capítulo en el Festival de Mar del Plata. Ahora, desde luego, es el turno de Italia. En octubre, en Roma, se había firmado el acuerdo político entre el ministro de Cultura de la península, Giuliano Urbani, y nuestro secretario de Cultura, Torcuato Di Tella. Y el cine italiano desembarca en la "Perla del Atlántico" con todo. Con todo y con tres perlas principales para engalanar la grilla de programación. A ellas vamos, empezando por el final.
La clausura del festival propondrá la "avant premiére" de Il Cuore altrove, el bellísimo film de Pupi Avati ovacionado durante diez minutos por la hechizada platea de 3.500 espectadores de su pase principal en la última edición de Cannes. Avati, actualmente presidente del poderoso Cinecittá Holding, encara en su obra un desinhibido y felicísimo regreso al folletín romántico dominado por la pureza y el sentimiento que marcara momentos singularmente acariciables de la pantalla italiana.
Habrá, como corresponde, un "gran mapa" del cine de esta otra península. Un breve repaso a sus componentes empieza por Il trasformista, de Lucas Barbareschi: un testimonio sobre amenazas a la ecología y a la democracia. Sigue por A sud del sole, de Pasquale Marrazzo, mirada sobre una juventud condicionada por secos entornos familiares. Da zero a dieci, dirigida por una estrella de la música popular, Luciano Ligabúe, reúne veinte años después a un puñado de amigos dispuestos a recuperar el tiempo perdido. Emma Sono Io, de Francesco Falaschi, nos introduce a una heroína tan alocada como generosa que acompaña los pasos de una pareja rumbo a la celebración de su matrimonio. Con su Velocitá massima Daniele Vicari indaga el mundo "tuerca" a través de un muchacho que sueña con triunfar en sus dominios y sufre el contrapeso de una turbulenta relación sentimental. El muy de moda Matteo Garrone suscribe L´imbalsamatore, crónica de tres marginales y un viaje hacia la nada. Finalmente, la siempre esperada Francesca Archibugi reflexiona sobre caídas y resurrecciones con la trama de Domani, donde la población de un pueblo de la Umbria es cruelmente golpeada por un terremoto. Esta ha sido la película elegida para la jornada principal de "El gran mapa del cine italiano", cuando Jorge Coscia premiará al Director General de Cinematografía del país invitado, Gianni Profita.
Todavía -y además de otros aportes en la Sección Oficial y en distintos apartados- Italia ofrendará a Mar del Plata 2004 un tesoro especialísimo: una relectura de cinco clásicos sometidos a un estupendo trabajo de restauración. Como nunca se vieron antes volveremos a ver La dolce vita, Mamma Roma, La Ciociara, Una giornata particolare y L´Avventura. Fellini, Pasolini, De Sica, Scola y Antonioni en sus máximas alturas, y a nuevo.
Y después, apenas concluida la fiesta cinematográfica marplatense, Buenos Aires será escenario y testigo de las deliberaciones y de la firma del convenio "técnico" entre las autoridades de mayor rango de las cinematografías de Italia y la Argentina. Un primer acuerdo de codistribución, apelando a las salas que el Istituto Luce posee o programa allí y a los Espacios INCAA nacionales. Un concurso de proyectos que vinculen e interesen a ambos países. Importantes colaboraciones en materia educacional y formativa. Algunas de las previsiones que se discutirán y cobrarán forma y fuerza allí y entonces.
La fiesta del cine italiano, en Mar del Plata. El mañana asociado de las cinematografías de Italia y la Argentina, en Buenos Aires. Dos "sets" esplendorosos para una bella película de arte y de fraternidad.