sabato 5 gennaio 2008

Nuove regole per l’ammissione all’Università a numero chiuso

Tutti sanno che le leggi vengono “numerate” con un numero progressivo che inizia con il primo gennaio di ogni anno e termina con il 31 dicembre. La legge n.1 del 2007 si intitolava "Disposizioni in materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le università" (per chi volesse leggerla http://www.camera.it/parlam_/leggi/07001l.htm ) e affidava, tra le altre cose, una “Delega” al Governo per “valorizzare la qualità dei risultati scolastici degli studenti ai fini dell'ammissione ai corsi di laurea universitari” attraverso semplici decreti che sono stati varati proprio alla fine dell’anno appena trascorso. In estrema sintesi, è stato fatto il tentativo di premiare gli studenti che hanno realizzato nelle scuole superiori un percorso brillante “facilitando” loro l’accesso a quelle Università che prevedono il numero chiuso.
Non è difficile capire la ratio di questa proposta e non si vuole ora entrare nel merito di una gestione della politica scolastica che dopo la “riforma Gentile” del 1923 -che era rimasta pressocchè invariata per alcuni decenni-, da alcuni governi in qua tutti i ministri dell’istruzione e/o dell’università hanno voluto lasciare il segno con una propria personale riforma, puntualmente riformata dal ministro successivo. La riflessione che si affida a questa breve nota è solo relativa all'effettiva efficacia del provvedimento senza, peraltro, voler giungere a conclusioni affrettate e definitive.
Il numero chiuso è anch’esso oggetto di numerose polemiche e gli scandali che si sono registrati nel corso degli anni con innumerevoli vicende giudiziarie che hanno dimostrato come non di rado le selezioni fossero “addomesticate” dagli stessi selezionatori sono lì a dimostrare che occorre fare qualcosa.
Il problema di fondo rimane, dunque, quello della reale possibilità in Italia di far valere il “merito” … anche nella scuola, oltre che in tutti gli altri rami della società.
La sostanza del decreto legislativo –ancora non del tutto decifrato- è che per accedere alle università a numero chiuso dovrà essere consioderato il curriculum scolastico delle superiori. In definitiva si delega alla scuola superiore una parte del potere di selezione che fino ad ora è stato appannaggio esclusivo delle stesse università (si veda sul punto la nota pubblicata su http://www.giurdanella.it/8003 ) 
Non è un male, ovviamente, perché è ovvio che in alcuni anni di frequenza è più agevole mettere a fuoco le capacità, le potenzialità e le attitudini degli studenti di quanto non sia possibile fare con un esame di ammissione di poche ore, svolto spesso attraverso impersonali (… nella migliore delle ipotesi … quando, appunto, non ricorrono manomissioni) test attitudinali.
Il punto è che così come non tutte le università non sono uguali, anche tutte le scuole superiori non lo sono. Il grado di serietà degli studi e severità di giudizio non è stabilito in modo uniforme dalla legge, né, si pensa, sia possibile farlo. Il fenomeno di diplomi acquisiti in modo “garibaldino” in istituti superiori parificati e compiacenti è stato più volte acclarato e verificato. Da qui il dubbio e il sospetto che queste scuole possano fornire un buon “curriculum” più a buon mercato di quanto non facciano licei prestigiosi ( Gianni Profita ).