venerdì 4 luglio 2003

Il Direttore generale del Cinema all'Assemblea dei proprietari e gestori delle Sale cinematografiche

All’Assemblea straordinaria degli stati generali dell’Associazione nazionale degli Esercenti Cinematografici hanno partecipato il segretario generale del Ministero dei beni culturali Carmelo Rocca, il direttore generale per il cinema Gianni Profita, oltre al capogruppo Ds in commissione Cultura Giovanna Grignaffini e Alla responsabile del dipartimento cultura dei Ds Franca Chiaromonte. “O firmi il contratto o non ti do la copia" è la frase tipica, secondo il presidente dell’Anec Walter Vacchino, con cui il distributore liquida l’esercente imponendogli un prezzo di noleggio delle copie corrispondente al 40/50% degli incassi. Questa è solo una delle grida d’allarme lanciate ieri dagli Stati Generali dell’associazione esercenti che ha denunciato la chiusura entro settembre del 40% delle sale italiane, dopo che il 20 giugno Piemonte e Valle d’Aosta hanno già chiuso molti cinema. Il quadro della distribuzione sul territorio delle pellicole, secondo l'Anec, ha assunto caratteristiche perverse: si parla di condizioni dei contratti di noleggio “rigide, squilibrate con clausole di tipo vessatorio", di “difficoltà di accesso alle copie nell’ambito di politiche che non si adeguano alle mutate esigenze del mercato"; di “rifiuto da parte delle distribuzioni di offrire al pubblico film anche nel periodo estivo, quando lo si soffoca di nuove offerte durante quello invernale". “Il mercato non è libero", ha affermato senza mezzi termini Vacchino. Nel documento stilato al termine dei lavori si è chiesto con urgenza l’intervento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato al fine di “evitare l’espulsione dal mercato di imprese che mantengono una loro vitalità e funzione nell’interesse dello spettatore", invocando una verifica immediata “di situazioni di abuso di posizione dominante o di dipendenza economica".Altro punto dolente: gli effetti devastanti di una politica, avviata 5 anni fa, diretta all’apertura incontrollata di nuove sale senza una pianificazione urbana ragionata. Urgente è allora una “legge nazionale" che fissi i criteri per l’apertura dei cinema. Il riferimento alla crescita non razionale dei multiplex, alla quale non ha corrisposto un aumento del numero degli spettatori, è palese. Anche gli sforzi di adeguamento tecnologico sopportati dalle mono e bisale non ha prodotto, come sperato, un ritorno economico soddisfacente.
Gianni Profita ha sottolineato come la regolamentazione abbia bisogno di tempo: "Forse, cinque anni fa, l'apertura delle sale era necessaria per seguire i meccanismi di adeguamento europeo, oggi collaboriamo per intervenire in chiave europea. Di tutto questo e anche del problema pirateria si parlerà alla Mostra del cinema di Venezia".Il direttore generale per il cinema ha poi sottolineato l’importanza dell’Agiscuola al fine di eliminare quella disattenzione al cinema “che parte dall’adolescenza". Le statistiche parlano chiaro: lo spettatore sta diventando ottuagenario.Pronta la risposta di Carmelo Rocca: “La questione apertura sale va affrontata direttamente sul territorio con una regolamentazione che parta dai piani urbanistici regionali. Il legislatore nazionale potrà solo comporre una regola di principi generalissimi che evitino il cannibalismo, cioè quei casi in cui il multiplex apri a dieci passi da una monosala. Il principio è di portare la sala dove ci sono i cittadini e non gli spettatori. Nei casi ineluttabili è auspicabile il cambio destinazione d’uso". Immediata la replica di Giovanna Grignaffini: “Da diverso tempo esistono disegni di legge al Parlamento che affrontano questi problemi ma che sono stati bloccati perché il governo non ha prodotto quel testo delega necessario alla continuazione dei lavori. Se siamo tutti d’accordo, governo e opposizione, sottoscriviamo questa legge". E Franca Chiaromonte: “I problemi sono anche di carattere economico. Le agevolazioni fiscali, richieste dagli esercenti, sono possibili solo sulla base di una politica contraria a quella dei tagli avviata dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti".