sabato 18 dicembre 2004

Gianni Profita Direttore Generale della SIAE (Intervista al magazine di Univideo): Diritto d'autore, un patrimonio di cultura inviolabile

Il Prof. Gianni Profita , Direttore Generale Siae, ha partecipato alla Conferenza mondiale delle Società degli Autori e dei Compositori (CISAC) di Seul, della quale è stato inoltre nominato membro del Board of Directors. 
- Quali indicazioni le ha fornito una tale esperienza?
Il summit mondiale di Seul ha rafforzato la convinzione che il ruolo delle Società di Autori nello sviluppo dell’economia digitale è fondamentale e la sfida deve essere affrontata e gestita con sistemi di avanguardia, che prevedano tariffe e strumenti autorizzativi adeguati alle nuove imprenditorie digitali. A Seul è stato presentato un progetto tecnologico per consentire l’accesso ai dati principali di milioni di opere musicali, con un codice unico di identificazione valido in tutto il mondo. E’un’importante tappa per la costituzione di una rete d’informazione globale tra tutte le Società d’Autori. Ritengo, inoltre, necessaria un’incessante attività di informazione per ricostruire e talvolta costruire, attraverso un dialogo proficuo con il pubblico, la consapevolezza del valore del diritto d’autore; un diritto che paga troppo spesso la sua “immaterialità”. Va sottolineato invece che esso non solo non ostacola la circolazione delle idee, ma rappresenta anzi un formidabile contributo economico all’occupazione e alla ricchezza del nostro Paese. E nell’Unione Europea l’industria legata al diritto d’autore rappresenta oltre il 5% del Pil.
- Quale sarà il ruolo di Siae relativamente al tema della difesa dei contenuti del diritto d’autore all’interno di Internet?
La Siae, dopo aver predisposto licenze per l’utilizzazione delle opere sulle reti telematiche, ha riservato particolare attenzione alle piattaforme tecnologiche della telefonia mobile (dai ringtones agli MMS) e sta sperimentando la predisposizione di licenze unificate per diverse tipologie di opere e di servizi di distribuzione. Inoltre, sta trattando con i maggiori provider internazionali che distribuiscono musica come iTunes ( sbarcato da poco in Italia) e Od2 e anche con quelli che permettono il download di film come Wind o Rosso Alice di Telecom. Contiamo, quindi, di rivedere continuamente i meccanismi per la gestione dei diritti sulla rete, parallelamente agli sviluppi della tecnologia. Una cosa che mi preme sottolineare è l’affermazione della valenza del diritto d’autore anche su Internet. Ogni giorno si leggono attacchi anche di autorevoli opinionisti che tentano di divulgare il pensiero del “no-copyright”. Vorrei dire a questi guru del free-copyright che scrivere un film, una canzone, una trasmissione Tv o quant’altro ha la stessa dignità di ogni altro lavoro e richiede tempo, fatica e ingegno. 
- Cosa pensa del mercato audiovisivo italiano?…Non trova che Univideo sia un interlocutore duro ma onesto?
Univideo è un importante, oltre che onesto, interlocutore con cui la SIAE cerca di raggiungere i migliori accordi per la tutela dei comuni interessi, e la recente intesa per la vendita dei supporti ne è la dimostrazione. D’altra parte la valenza dell’accordo è evidente: il mercato dell’audiovisivo è stato rivoluzionato dal boom del Dvd. Come Siae possiamo rilevare che i diritti sui Dvd hanno registrato un aumento del 225% e quelli per i video musicali su Dvd del 133%. Un vero successo. Pertanto, il mercato audiovisivo è sempre più integrato. Il fenomeno dei Dvd musicali, che sta esplodendo in termini commerciali, è la dimostrazione lampante del fatto che le barriere artificiali tra l’industria delle immagini e quella della musica, sotto il profilo commerciale, stanno venendo meno. Nel cinema, ad esempio, non è raro che la parte pregiata sia costituita dalle colonne sonore e che proprio queste condizionano, talvolta, le migliori possibilità di sfruttamento economico dell’opera nel lungo periodo.
- Cosa si attende dal 2005?
Nel 2004 siamo riusciti a ripartire 60 milioni di Euro ai nostri autori cinematografici, con la raccolta dell’equo compenso dalle emittenti Tv. La strada per completare gli accordi per l’equo compenso è però ancora lunga e spero che il 2005, ormai alle porte, sia un anno decisivo. Così, mentre per gli utilizzatori la Siae si afferma sempre più uno sportello unico per lo spettacolo, nel fronte della tutela è fondamentale diffondere quella che chiamerei la cultura del diritto d’autore, fin dalla scuola media. Per questo compito ritengo molto positiva la disponibilità offerta dai nostri autori che diventeranno veri e propri testimonial, capaci di arrivare ai giovani con il linguaggio più adeguato. In generale, però, il 2005 nei nostri programmi vorrebbe essere l’anno della consapevolezza che il diritto d’autore non rappresenta il mero presidio dell’interesse economico dei cosiddetti “aventi diritto”, ma la costante simbolica della necessità di premiare, tutelare e promuovere la produzione culturale del Paese. La specificità di ciascuna nazione è sempre più legata alla sua capacità di diffusione sotto il profilo della sua espressione artistica. L’Italia, dunque, ha moltissime carte da giocare se vorrà, come speriamo, privilegiare i suoi talenti sul proscenio internazionale. Ovviamente, in questo scenario la Siae intende svolgere, né potrebbe essere altrimenti, un ruolo di primo piano.

lunedì 22 novembre 2004

Gianni Profita DG SIAE consegnerà il premio SIAE per DEMO il 23 novembre al The Place di Roma in una serata speciale con i cinque finalisti

Gianni Profita ha comunicato con compiacimento che è stato ufficialmente istituito il premio SIAE per DEMO la trasmissione di RadioRai1 condotta da Renato Marengo e Michael Pergolani, e definita "L'acchiappatalenti". Il premio sarà consegnato il 23 novembre al The Place di Roma in una serata speciale ad inviti. Nel corso della serata sarà consegnato un riconoscimento per il lavoro di promozione e valorizzazione dei nuovi talenti musicali, autori ed interpreti poco noti o conosciuti al grande pubblico in quanto non presi in considerazione dalla produzione discografica e dai primari mezzi di comunicazione come radio e TV. Questa la motivazione della SIAE da sempre a sostegno della creatività italiana: "All'autore più meritevole passato a DEMO nella stagione 2003-2004 andranno una targa e una borsa di studio di 1000 euro. Si contenderanno il premio cinque finalisti che saranno presentati da altrettanti big. I cinque artisti selezionati sono A'67 (Napoli), Cocò Gullotta (Palermo), Alessandro Hellman (Roma), Condominio Abracadabar (Teramo) e Marydim (Pescara) che saranno accompagnati da Niccolò Fabi, Rossana Casale, Mimmo Locasciulli, Luca Barbarossa e Dario Salvatori. Non mancheranno gli instancabili Renato Marengo e Micheal Pergolani autori, presentatori e promotori di DEMO".

giovedì 2 settembre 2004

La co-distribuzione elemento chiave per il cinema europeo - Intervento di Gianni Profita, Direttore Generale per il Cinema -


A Venezia, si è tenuto a Palazzo Labia il Seminario Informale dei Ministri della Cultura dell'Unione Europea sul tema “Come incrementare la circolazione dei film europei non nazionali in Europa: il ruolo delle codistribuzioni e delle nuove tecnologie.”
Il Seminario è stato preceduto il 28 ed il 29 agosto da un workshop sulle stesse tematiche organizzato insieme allo “European Film Agency Directors’ Group” (Gruppo informale che riunisce i direttori delle agenzie europee di sostegno al cinema) che ha messo a confronto esponenti della industria audiovisiva europea, i direttori delle agenzie governative per il sostegno alla cinematografia e rappresentanti della Commissione Europea come momento di preparazione al Seminario dei Ministri e discussione dinamica sulle problematiche che attualmente impediscono una più ampia distribuzione dei film europei non nazionali in sala, in video ed in TV. Lo scopo del meeting è stato quello di mettere a fuoco questi elementi e di cercare possibili soluzioni, accanto all’identificazione delle migliori modalità operative di contributo provenienti dal settore pubblico (Istituzioni cinematografiche nazionali, Commissione Europea, Istituti Culturali, etc) . La scelta di concentrarsi sul “comportamento competitivo” dei film europei non-nazionali risiede nel fatto che essi illustrano in maniera intrinseca le caratteristiche del settore distributivo e produttivo insieme, in quanto la loro “performance” è di per sé un indicatore della capacità di un prodotto filmico di “attraversare” i confini nazionali che è a sua volta funzione sia della “bontà/esportabilità” del prodotto stesso che della capacità del distributore di posizionare il prodotto nella cornice delle determinanti di sfruttamento di un film.

Il workshop ed il successivo Seminario dei Ministri sono giunti al termine di un accurato lavoro di preparazione, ricerca e documentazione che ha consentito di mettere a disposizione dei partecipanti una accuratisssima documentazione la cui parte centrale è costituita da una ampia ricognizione strategica, statistica ed economica della performance della cinematografia non nazionale in ciascun paese europeo. I dati sono stati forniti, confrontati e riconosciuti come validi da ciascuno dei paesi europei coinvolti e dalla Commissione europea, andando così a costituire un documento di studio sul tema unico nel suo genere e di eccezionale valore.
Il Seminario Informale dei Ministri della Cultura dell'Unione Europea, sostenuto da questo attento lavoro istruttorio e da una attenta organizzazione, ha potuto così operare con la massima efficacia nell’affrontare il tema della migliore circolazione dei film europei non nazionali in Europa ed analizzare un particolare meccanismo di miglioramento della circolazione dei film nel continente: la co-distribuzione. Questa particolare strategia va considerata all’interno della struttura e della logica di supporto dei film e della cultura europei, insieme al principio di inclusione della promozione tra culture nazionali e competizione.
Si è ricordato come il Trattato Europeo conferisca un diritto, ma al tempo stesso imponga l’obbligo, nei confronti di ogni Stato membro, di promuovere e proteggere la propria cultura nazionale. Analogamente gli Stati devono promuovere la competizione e la competitività. Appare, pertanto, evidente, che, come nel caso della Direttiva “Televisione Senza Frontiere”, sembrerebbe esserci una tensione, se non una contraddizione, tra questi due impulsi politici.
All’interno dell’Europa la circolazione dei lungometraggi provenienti dagli Stati Membri –conosciuti come film europei non-nazionali- è una delle vittime di questa tensione. Infatti possiamo constatare che, in molti Stati Membri, mentre sono effettive le misure per promuovere e proteggere il cinema, i film europei non-nazionali hanno solo un debole impatto – spesso neanche questo- sul mercato.
Nella Dichiarazione Comune1, del marzo 2003, le agenzie nazionali di film puntualizzavano che i film europei per avere successo devono avere un adeguato box office anche al di fuori del proprio mercato nazionale. Solo creando le condizioni - e mantenerle a lungo termine - per cui i film europei possono riuscire a circolare in Europa, sarà possibile conciliare da una parte gli obblighi di promozione e protezione delle culture nazionali e, dall’altra, di promuovere la competizione e la competitività.

La sfida della promozione tra culture nazionali e competizione, ha sostenuto la politica europea dell’Audiovisivo negli ultimi dieci anni e mezzo. Essa ha dato origine alla Direttiva “Televisione Senza Frontiere”, al MEDIA Programme, all’Audiovisual Eureka ed all’European Audiovisual Observatory; di ciò ne ha tenuto conto anche il Protocollo di Amsterdam focalizzandosi sul servizio di produzione pubblico. Esso ha posto il parametro per determinare il successo delle misure a livello nazionale per promuovere in generale le industrie dell’audiovisivo ed in particolare le industrie dei film. Dopo questi dieci anni e mezzo si è testata un sorprendente stabilità –quasi un’ostinazione- a livello di quote di mercato per i film europei nei cinema, circa il 20%. In alcuni Stati Membri (in particolare Francia e Svezia) questo livello si è spinto piuttosto in alto. In altri (Germania, Olanda, UK e Stati Membri più piccoli) questo livello si è per converso abbassato. Adesso, inoltre, gli Stati Membri si stanno adoperando per perseguire un altro obiettivo politico culturale: promuovere la diversità ed il pluralismo. Non possiamo, però, dire che nel promuovere il pluralismo eo si stiano riscuotendo particolari successi.
Le tematiche fin qui considerate nel dibattito europeo hanno riguardato il livello delle risorse impiegate come supporto per la circolazione di film europei non-nazionali, la ripartizione degli investimenti a livello nazionale e la possibilità di coordinamento tra meccanismi di supporto nazionale e risorse.
Si è inoltre prestata particolare attenzione alla politica delle sfide poste dall’allargamento: i dieci Paesi che avranno accesso all’Unione Europea hanno una caratteristica comune: la debolezza – paragonati ai 15 Paesi più piccoli dell’UE- delle proprie industrie cinematografiche. In questi Paesi le quote di mercato dei film europei nei cinema spesso sono inferiori al 10%. L’allargamento intensifica il problema della promozione delle culture nazionali e, al tempo stesso, dell’incoraggiamento della competizione. Infine, è stato analizzato il meccanismo innovativo della co-distribuzione.
Il termine si riferisce ad uno specifico intervento, sia a livello politico che industriale, per aumentare l’impatto dei film europei nel mercato al di fuori dei propri paesi di origine.
Ogni anno, alcuni dei 500 film, destinati alla distribuzione nelle sale, sono prodotti in Europa. Anche se una significativa proporzione (forse il 40%) è il soggetto degli accordi di co-produzione, se si coinvolgono due o più partner provenienti dai diversi Paesi Europei, un numero ristretto di film –forse il 20%- è visto dal pubblico non-nazionale. Un altro ristretto numero –forse il 10%- raggiunge una quota significativa in più di due o tre territori. Per esempio, è veramente raro che film tedeschi che abbiano avuto un notevole successo in Patria siano distribuiti in Spagna (nel 2001 e nel 2002 non sono stati distribuiti film tedeschi). In UK, nel 2002, furono distribuiti 2 film italiani. Assenti dagli schermi cinematografici, i film europei non-nazionali hanno scarsa possibilità di essere presenti nel mercato degli home-video e di essere trasmessi in televisione. Quest’assenza di film non-nazionali sul grande e piccolo schermo inibisce la diversità culturale e l’emergenza di una proporzionata identità europea.
Il concetto di “co-distribuzione” si riferisce al relativo ristretto numero di film europei che sono stati largamente distribuiti in Europa; questi stessi film per primi tendono, poi, ad essere distribuiti in territori al di fuori dell’Europa, più notoriamente in Nord America e in Estremo Oriente. L’idea nei confronti delle strutture dei film nazionali europei è di incoraggiare i distributori commerciali, che si stanno occupando di questi film, affinché investano di più nel marketing e permettano la distribuzione nel modo più adeguato. Quest’investimento incrementale può avere come risultato dalla distribuzione dei film, introiti supplementari. In tal modo è possibile mutare un successo commerciale da moderato a significativo, indubbiamente incrementando il profilo del cinema europeo non-nazionale in generale. Riducendo i significativi rischi attorno a queste distribuzioni, la co-distribuzione consente ai distributori di prendere più film europei e film più rischiosi di cui essi farebbero (in condizioni normali) a meno. La co-distribuzione serve, dunque, a creare l’opportunità di avere più film come Amélie, Los Otros, Lola Rennt e Festen, per non parlare di Billy Elliot o Respiro.
La co-distribuzione non si sviluppa all’interno di un vuoto giuridico ed economico, ma è un intervento –sebbene strategico- che possono attivare le agenzie nazionali di sostegno cinematografico al fine di promuovere la più ampia circolazione dei film europei non-nazionali. Ciò rafforza gli effetti del supporto automatico disponibile attraverso il MEDIA PROGRAMME: come la co-distribuzione, il supporto automatico favorisce i distributori che guardano ai mercati internazionali. Il supporto di distribuzione selettivo attraverso MEDIA, che dà la priorità ai film che sono stati distribuiti in un elevato numero di città, tende a favorire il numero, seppure ristretto, dei film commercialmente distribuiti. Tuttavia, come MEDIA Programme, la co-distribuzione lavora con il mercato per una presa di coscienza delle potenzialità commerciali dei film non-nazionali concentrandosi su di un ristretto numero di film. Il supporto per i festival e per la promozione dei film, tra livello nazionale e UE, tende, dal canto suo, ad avere un notevole impatto sui film che non beneficiano di un’ampia distribuzione commerciale.

I lavori si sono conclusi con un generale ed indiscusso consenso da parte di tutti i partecipanti sulle tematiche trattate. Le problematiche evidenziate dalle discussioni hanno messo in evidenza che il tema di una migliore diffusione di film europei non-nazionali dovrebbe essere affrontato, ovviamente, anche a livello europeo, ed a maggior ragione dovrebbero essere considerate le sfide e le opportunità rappresentate dall’allargamento. Queste tematiche sono centrali nell’attuale agenda per il nuovo Programma MEDIA. Le iniziative individuate che vedono il coinvolgimento congiunto del Programma MEDIA e dell’industria, sono collocate in aree quali l’esercizio, la promozione e la formazione, e chiaramente dimostrano che le possibilità di successo esistono su base europea.
L’avvento delle tecnologie digitali nella distribuzione e nell’esercizio offre notevoli opportunità ma pone anche problemi di non facile soluzione. Se si riuscisse in Europa ad avere la prontezza di cogliere queste opportunità – che rimarranno tali solo per un periodo limitato di tempo – per configurare le reti commerciali e distributive, fissare gli standard e creare dei modelli economici che incontrino i nostri obiettivi culturali e sociali, allora si sarà in grado di operare in modo molto efficace per incrementare in misura notevole il successo e la rilevanza del cinema.
Si riconosce sempre di più che, per raggiungere l’obiettivo prefissato e assolvere le responsabilità affidate alle agenzie nazionali per il sostegno cinematografico dai rispettivi governi, dall’industria e dal pubblico, il coordinamento tra le agenzie, la Commissione Europea e l’industria è essenziale. Solo in tal modo si potrà operare in modo efficace.
Nel corso delle discussioni sono inoltre state portate all’attenzione alcune proposte meritevoli di un successivo approfondimento: il bisogno di trasferire la ricchezza culturale e la diversità dei film europei su un piano industriale più forte; la necessità di gestire in modo migliore il potere della televisione come mezzo per promuovere il cinema europeo (sia nazionale che non-nazionale); la necessità di sostenere l’emergere di un mercato digitale competitivo che massimizzi le opportunità di ricavo per l’industria cinematografica europea ed assicuri un accesso equo per i film europei alle piattaforme digitali. Questo comporta il sostegno della capacità europea di sviluppare in modo indipendente le necessarie soluzioni e infrastrutture tecnologiche.

Le conclusioni del Seminario possono essere in qualche modo riassunte:
1. La diversità culturale è il valore aggiunto della offerta cinematografica europea che proprio attraverso il racconto delle differenze tra i vari paesi mette in evidenza i valori unici del cinema europeo. In tale scenario, appare fondamentale continuare a garantire l’esistenza e la diffusione della pluralità delle espressioni culturali, tra cui il cinema, senza sottrarle al confronto di mercato. Tale considerazione rimane valida, se non potenziata, in previsione dell’allargamento della Unione Europea.

2. L’implementazione delle innovazioni tecnologiche digitali al settore della distribuzione, l’omogeinizzazione delle regole di accesso ai mercati non nazionali, la creazione di standard produttivi e distributivi nell’ambito della digitalizzazione, consentirebbero la coesistenza sui terreni competitivi internazionali dell’industria cinematografia europea e non europea (quest’ultima è l’unica al momento a beneficiare di reti di distribuzione su più paesi dopo il ritiro dal mercato di Polygram e Canal+).

3. La logica di un impegno congiunto tra più paesi europei può allargarsi all’intera filiera, andando ad abbracciare e comprendere tutti gli aspetti che compongono la catena del valore; affrontando nella logica dell’insieme le opportunità e le sfide derivanti dall’evoluzione tecnologica che modifica – sicuramente in meglio - le modalità espressive, creando il bisogno per interazioni più estese e profonde tra i Paesi a livello internazionale, anche alla luce dell’imminente allargamento dell’Unione Europea.

4. In molti paesi europei, a partire dall’Italia, esiste ancora un notevole margine di crescita in termini di biglietti venduti. Questa crescita non va, però, automaticamente a vantaggio della cinematografia europea in assenza di migliori strategie e strumenti a favore della distribuzione del cinema europeo. Un aumento delle quote di cinema europeo in sala non può dipendere da logiche protezionistiche o da imposizioni, ma dalla creazione di un rinnovato interesse per il cinema europeo da parte del pubblico. Distribuzione e promozione sono gli elementi “deboli” della filiera che in questo momento necessitano di un maggiore sostegno per creare nuovo interesse e nuove opportunità per il cinema europeo in sala.

5. Il relativo successo delle cinematografie francese, italiana, spagnola, danese e britannica sul mercato europeo mostra un rinnovato interesse del pubblico ai valori ed alle tematiche proposte dal film non nazionali, rappresentative di un modello complessivo di consumo culturale europeo. Esistono quindi ampi spazi dove il cinema europeo, sostenuto da adeguate strategie e strumenti distributivi, può riacquistare spazi di mercato e rinnovare il rapporto con il pubblico europeo di riferimento. L’esigenza sentita di tale intervento appare però non necessariamente legata alle politiche nazionali a sostegno della esportazione, ma ad azioni coordinate su scala europea volte a favorire la creazione di nuovi spazi di distribuzione e visibilità su più paesi europei contemporaneamente.

6. Una maggiore quota di cinema europeo nei differenti paesi è legata alla capacità del sistema di distribuzione di garantire la visibilità delle cinematografie, nazionali e non, nelle sale (numero e varietà dei titoli distribuiti, qualità ed effica cia della promozione e delle strategie di lancio), mentre una maggiore affluenza media di pubblico sul singolo titolo è dipendente dalla presenza del prodotto in un maggior numero di sale (capacità del distributore di far lievitare il numero delle copie noleggiate dagli esercenti)

7. La co-distribuzione si prefigura come uno strumento pratico, immediato ed efficace per migliorare i tassi di penetrazione dei film europei non-nazionali. Lo strumento della co-distribuzione evidenzia la necessità di integrazione degli strumenti regolamentari ed economici a disposizione, creando delle modalità di dialogo a tutto campo che coinvolgano i vari aspetti della filiera produttiva, da monte a valle, dalla nascita/sviluppo dell’idea di un prodotto cinematografico alla distribuzione dell’opera finita ed alla sua “promozione” internazionale.
8. La co-distribuzione è uno strumento efficace per l’alimentazione del tessuto connettivo di fondo che garantisca l’esistenza, la diffusione e l’espressione della creatività cinematografica dei Paesi europei – specie al di fuori dei propri confini nazionali - coadiuvando la creazione di un’industria cinematografica europea che sia più stabile e più competitiva. La co-distribuzione si rivela essere potenzialmente più incisiva, agevole ed efficace degli strumenti per la co-produzione.

9. Anche i trattati di co-produzione, mezzo tuttora importante per creare relazioni tra i Paesi, necessitano un profondo riesame ed un radicale rinnovamento, poiché sempre più spesso si rivelano non adeguati ad ottenere gli effetti desiderati, soprattutto, paradossalmente, in termini di diffusione e quindi di conoscenza delle cinematografie nazionali al di fuori del loro Paese di origine.

10. Gli interventi pubblici dei singoli Stati devono muoversi su un terreno di base, che parli un “linguaggio” comprensibile a livello internazionale, che definisca regole e strumenti di accesso ai sostegni comuni ed omogeneamente accessibili, allargando, di fatto, il range delle possibilità di finanziamento a disposizione dei singoli progetti, contribuendo, in tal modo, alla creazione di un prodotto trans-nazionale per una circolazione internazionale, pur nel rispetto delle diversità culturali nazionali e regionali.

11. Il ruolo del sostegno pubblico su base nazionale ed europea va salvaguardato e potenziato, non solo per ragioni di carattere strutturale e competitivo, ma anche in relazione alla fruizione dei prodotti nazionali al di fuori dei confini “originari”. Lo scopo primario, infatti, dell’intervento pubblico nella produzione e diffusione di un’opera filmica, audiovisiva o culturale in genere, è quello di sostenerla senza effetti sostitutivi nei confronti del mercato.

12. Il problema che, comunque, rimane rilevante per poter perseguire con maggiore efficacia un rinnovato piano di azione, riguarda la necessità di aumentare le risorse del budget comunitario distribuito - direttamente o indirettamente - nel campo culturale e nel settore audiovisivo. Senza queste premesse economiche, tutti gli interventi e le politiche culturali rimarranno deboli ed inefficaci.
Gianni Profita Direttore Generale per il Cinema

venerdì 30 luglio 2004

Il saluto di Gianni Profita: due anni ricchi di soddisfazioni

Il Prof. Gianni Profita lascia l'incarico di Direttore Generale per il Cinema, assunto a ottobre 2002, per andare a ricoprire quello di Direttore Generale della Siae.
Il saluto di Gianni Profita: due anni ricchi di soddisfazioni
“Dall'ottobre 2002 ad oggi sono avvenute molte cose importanti per il cinema italiano e sono particolarmente lieto di esserne stato privilegiato testimone. Desidero intanto ringraziare coloro i quali hanno scelto di accordarmi il loro incondizionato appoggio e quelli che, con il proprio lavoro, mi hanno consentito di operare con serenità e di portare a termine risultati spesso entusiasmanti.
Alla fiducia del Ministro Giuliano Urbani in primis - che mi ha sempre sostenuto con continui stimoli e suggestioni – e alla professionalità dei miei collaboratori devo molte delle soddisfazioni raccolte in questo importantissimo periodo.
Scorrendo a ritroso le tappe maggiormente significative di questa mia esperienza - che certamente si conclude in coincidenza di una delicata quanto entusiasmante fase di transizione - sono tanti i motivi di soddisfazione raccolti, tanto sul fronte interno che internazionale; alcuni di questi vorrei qui ripercorrerli brevemente.
L'anno 2003, per via del semestre di Presidenza dell'UE, è stato un anno decisivo per la Direzione Generale Cinema e per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, atteso che unanimemente la parte culturale del Semestre è stata considerata particolarmente ricca per le attività svolte e i risultati conseguiti.
Nel corso di tale periodo si è ritenuto che fosse determinante offrire un luogo di confronto, dibattito e approfondimento in merito al futuro di una politica europea dell'audiovisivo. Tale proposito si è tradotto negli incontri di Venezia e Taormina, occasioni in cui i maggiori esponenti dell'industria cinematografica e audiovisiva d'Europa hanno cercato di trovare adeguate soluzioni a problematiche concrete. Moltissimi sono stati i punti su cui si è riscontrata una totale convergenza di opinioni fra gli operatori di settore dei diversi Paesi: dalla diversità culturale alle problematiche inerenti alla conservazione del patrimonio e all'utilizzo delle nuove tecnologie, dal ruolo decisivo della co-distribuzione (per aumentare il livello di competitività dell'industria audiovisiva europea) al bisogno di una vera e propria educazione all'immagine, per finire con la riforma degli strumenti di sostegno e l'uso della leva fiscale, tutti gli interlocutori hanno sostenuto l'importanza di soluzioni che abbiano un respiro europeo, data l'evidente impraticabilità di soluzioni esclusivamente nazionali. Le conclusioni delineate e le intese raggiunte in queste sedi costituiscono tuttora le basi d'appoggio su cui proseguono i dibattiti e le iniziative europee. Alla luce di ciò credo che il lavoro continuerà a lungo a dare molti frutti.
Tra i risultati immediatamente evidenti basti citare lo sviluppo, negli ultimi mesi, di accordi di co-distribuzione, sia europei (con il Regno Unito, Germania, Spagna) che inquadrati in un'ottica geografica più globale (Russia, India, Argentina, Turchia e l'importante progressiva apertura alla Cina) e di co-produzione (paesi jonio-adriatici, Sud Africa,
India).
Il contesto in cui vanno ad inserirsi tali riflessioni vede poi crescere l'ottimismo e la speranza degli operatori sulla scorta delle ottime notizie che riferiscono di una crescita decisa degli incassi al botteghino dei cinema italiani agli inizi del 2004. Nei primi sei mesi infatti il box office ha fatto registrare risultati lusinghieri, con presenze in sala pari a 920 milioni di spettatori nei 18 paesi europei, piuttosto rassicuranti rispetto ad appena 10 anni fa quando si contavano solo 690 milioni di biglietti venduti.
È chiaro che per poter parlare di una cinematografia autenticamente europea, con prodotti in grado di essere distribuiti al di fuori del paese d'origine e, perché no, al di là dell'Europa, devono ancora compiersi passi molto importanti. L'Italia potrà dire di aver contribuito non poco aiutando gli Stati, le Istituzioni comunitarie e gli operatori a focalizzare i così detti key issues, e ad affrontarli intorno ad un tavolo.
A tal proposito, di questi giorni è la notizia dell'adozione del nuovo programma di sostegno europeo Media (MEDIA2007) - cui il nostro Paese ha dato un particolare impulso - che regolerà i finanziamenti al cinema europeo fino al 2013; non può non guardarsi con grande interesse e soddisfazione alla crescita del budget dai 493 milioni di
euro del Media Plus ai 1.055 per i prossimi anni, considerando anche l'allargamento a 25 Paesi celebratosi il 1° maggio scorso.
Sul fronte esclusivamente italiano le novità sono ancora più incoraggianti. A dieci anni dall'ultimo intervento normativo di rilievo in materia (la L 153/94), è stata promulgata finalmente la nuova legge organica di sistema. Il Ministero ha ritenuto indispensabile provvedere ad un riordino complessivo della disciplina, che risaliva al 1965, considerando che negli anni decine di interventi straordinari si sono sovrapposti (a volte addirittura in contraddizione) con una struttura normativa farraginosa e di non facile gestione.
Nel 2003, e ancor più nel 2004, hanno visto la luce una serie di provvedimenti fondamentali per il rilancio del “sistema cinema” italiano. Intanto con la riorganizzazione della struttura ministeriale e poi, soprattutto, con una serie di nuove regole organiche a presidio e supporto d'una cinematografia mai avara di idee e talenti, ma spesso soffocata da concezioni anacronistiche e norme inutili, se non dannose, superate dai fatti. Come ho detto la struttura regolamentare appariva talmente stratificata ed incongruente da rendere indispensabile, più che un semplice restauro, una ricostruzione in piena regola: si è fatta piazza pulita del vecchio impianto normativo con l'adozione di un testo, e dunque d'un sistema, unitario e coerente che ha restituito centralità alla figura del produttore. Vi è poi tutta una serie di altri aspetti che la nuova disciplina affronta senza particolari timidezze, con il dichiarato
scopo di liberare la tradizione artistica e creativa italiana, che anche nel cinema ha trovato le sue massime espressioni, da ogni intralcio burocratico et similia: i nuovi meccanismi di finanziamento alla distribuzione, la possibilità d'introdurre il product placement, l'accorpamento delle commissioni esistenti in un unico organismo, l'istituzione della Consulta Territoriale e molto altro.
Ricordo infine i provvedimenti adottati quest'anno per contrastare la pirateria, uno degli aspetti più critici del panorama odierno nell'industria audiovisiva.
In un contesto di grandi cambiamenti, come quello appena descritto, vale ancora la pena di mettere in evidenza gli ottimi risultati del box office italiano negli ultimi mesi. Come spesso accade quando da più parti si preparano drammatiche campagne consolatorie per la defunta settima arte, dai botteghini giungono notizie in controtendenza: il primo semestre del 2004 ha fatto registrare incassi per quasi 313 milioni di euro contro i 277 del 2003 (+12,9%) mentre il numero dei biglietti staccati ha sfiorato i 53 milioni, pari al 14,9% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno passato.
Si prospetta un periodo di nuove ed importanti sfide per coloro che dovranno guidare la macchina istituzionale del cinema in questa fase di passaggio tra vecchia e nuova normativa, con l'obiettivo di rimettere in moto, su basi ancor più solide, le procedure e gli strumenti di sostegno pubblico al cinema italiano di qualità.
Al Prof. Francesco Sicilia che dirigerà il Dipartimento e al Dott. Gaetano Blandini vanno i miei più sinceri auguri di buon lavoro, nella certezza che, grazie all'esperienza e alla profonda preparazione professionale, il loro impegno sarà coronato da sicuro successo.
Quanto a me certamente non mi allontanerò molto dai paraggi del cinema. La Siae, infatti, dove continuerò la mia attività professionale, ne costituisce una sorta di diversa declinazione, seppure congiunta con le altre forme di espressione artistica portatrici di diritti di autore”.
Gianni Profita

mercoledì 24 marzo 2004

Entrevista a Gianni Profita "optimismo por el acuerdo de co-distribución con el cine argentino"

Experto en la organización de la industria audiovisual internacional y en los recursos humanos gerenciales, especializado en el campo de la producción cinematográfica, Gianni Profita, es el actual titular de la Dirección General para el Cine de la República de Italia. Graduado en ciencias politicas, manager y docente universitario, ha presidido numerosos comités técnicos y científicos en cursos promovidos por el ministerio de Instrucción italiano y también en el ámbito europeo.
En esta entrevista con Raíces, Profita da su opinión sobre la potencial colaboración entre las cinematografías de Italia y la Argentina. -¿Qué comentarios le merece el acuerdo de co-distribución firmado entre Italia y la Argentina?-Nuestra valoración es absolutamente positiva. El acuerdo demuestra la gran importancia en el terreno de la colaboración y de los intercambios culturales por parte de los ministerios culturales de ambos países.
El acuerdo presenta características muy innovadoras por varias razones. En primer lugar, por primera vez los dos ministros de Cultura han sellado un acuerdo de co-distribución cinematográfica. La co-distribución representa un nuevo mecanismo de colaboración política e industrial, ya experimentado con éxito por nuestro país con España, Gran Bretaña e India (por citar sólo algunos ejemplos), con el objetivo de aumentar el impacto de los filmes nacionales en los mercados exteriores.
Se trata de un importante instrumento base de las circulaciones trasnacionales de los productos cinematográficos capaz de valorizar la diversidad cultural y la difusión recíproca de las identidades culturales nacionales del mundo. Como consecuencia del acuerdo, los dos países actuarán de forma conjunta y sinérgica para distribuir películas italianas en la Argentina y viceversa. No se trata, sin embargo, de una lógica de mera reciprocidad entre lo que hará la Argentina en su proprio terreno para la distribución de películas italianas de calidad y aquello que realizará Italia para las películas argentinas. El propósito es mucho más articulado y ambicioso y se basa en una compleja estrategia que tendrá en cuenta las especificidades de los mercados italianos y argentinos y de los varios instrumentos disponibles.
-¿Qué efectos tendrá ese convenio?-Espero y deseo que este sea el inicio de una serie de iniciativas concretas y bien estructuradas en apoyo a la recíproca distribución de películas no nacionales (co-distribución), sobre la base de una estrategia desarrollada por la Direzione Generale per il Cinema y con el soporte del sistema de Cinecittá Holding y las instituciones argentinas guiadas por el Instituto Nacional de Cine y de Artes Audiovisuales. Una estrategia que prevé también un estudio profundo de las características específicas de los dos mercados y de los diferentes instrumentos a disposición de ambos países para el sostén de las propias cinematografías nacionales.Los proyectos a poner en marcha deberían apuntar al mejoramiento de la difusión y a la explotación del máximo potencial comercial del cine de los dos países. Para arribar a ésto es necesario un esfuerzo conjunto que prevea también la constitución de un grupo de trabajo ad hoc como para medir la real eficacia del acuerdo.
¿Qué espera de las reuniones que mantendrá en el Festival de Mar del Plata y en Buenos Aires?-El objetivo principal de la visita es definir los aspectos técnicos necesarios para hacer operativo el acuerdo político firmado el 14 de octubre pasado por los dos ministros de Cultura. El protocolo técnico preparado está articulado en dos partes. La primera, a favor de la distribución de películas argentinas en Italia: la Direzione Generale per il Cinema estimulará de la mejor forma posible la presencia de películas argentinas de calidad en el ámbito de eventos promocionales (festivales, reseñas cinematográficas, retrospectivas, etc) realizados por el Istituto Luce y por las otras salas del sistema Cinecittá, que más allá de proporcionar un soporte a los distribuidores italianos de películas argentinas, pondrá a disposición su proprio circuito cinematográfico para su exhibición, elevando, de esta manera, la imagen y la recepción del cine argentino en Italia y mejorando su acceso al mercado.También está previsto un apoyo a la promocion (posters, publicidad y eventos promocionales ligados a los estrenos de los films seleccionados) con la intención de extender la difusión del arte cinematográfico argentino de calidad y de ampliar su potencial comercial.
-¿A qué se refiere al decir "películas de calidad"?-La definición "películas de calidad", objeto de este acuerdo, se refiere a aquellas que representan el cine nacional de calidad que refleja las dimensiones y la diversidad de la vida cultural de los dos países, también en relación al cine de otros países.La segunda parte prevé un análogo apoyo a la distribución de películas italianas en la Argentina, coordinada por el Instituto Nacional de Cine y Artes Audiovisuales (INCAA), con el fin de estimular de la mejor manera posible la presencia de películas italianas de calidad en los diferentes eventos promocionales que el mismo Instituto promueva (festivales, muestras cinematográficas, retrospectivas, etc) gracias al circuito cinematográfico de salas públicas del instituto para una más amplia difusión en la Argentina de películas italianas. La intención es siempre la misma: aumentar la distribución y elevar el numero de gente que ve y gusta de esas películas.
-¿Cuándo comenzarían a verse los resultados de estos acuerdos? -El acuerdo es válido por un año con la posibilidad de extenderlo. Pienso que al final del primer año estaremos en condiciones de realizar un primer balance y de verificar los resultados concretos obtenidos aunque sea en forma experimental. Todo dependerá, entonces, de la estrecha cooperación entre la Direzione Generale per il Cinema y el Instituto Nacional de Cine y Artes Audiovisuales, que deberán estar preparados para poner en práctica los detalles técnico-operativos del protocolo del acuerdo que firmaremos en Mar del Plata.Por esta razón, es fundamental constituir en el plazo más breve posible el grupo de trabajo que identificará y definirá las dimensiones y la modalidad de intervención más apropiadas en relación a la distribución de películas argentinas en Italia y viceversa. Esta comisión, como establece el acuerdo, estará compuesta por representantes de las partes, por otros componentes de entes públicos de soporte y organizaciones interesadas.
-Hace años el cine italiano tuvo una gran difusión en la Argentina, algo que hoy no sucede. ¿Cree que estos acuerdos servirán para volver a los viejos tiempos?-Este es uno de los objetivos principales sin olvidar que el acuerdo se apoya sobre una sólida base de reciprocidad y serán por lo tanto puestas las condiciones operativas a fin de aumentar la difusión del cine argentino en Italia.
-¿Qué perspectivas hay de que eso suceda? -Estamos convencidos de que en Italia hay un real interés por el cine argentino. No por casualidad se ha hablado mucho, en los últimos tiempos, de un renacimiento del cine argentino, de un nuevo movimiento creativo, de una generación de directores en busca de nuevas vías, nuevas formas expresivas, si bien distintas a los canales y a las corrientes tradicionales del cine de este país. Desde este punto de vista, veo una interesante analogía con nuestro cine emergente y este es el motivo por el cual estoy convencido del real interés por el cine argentino por parte de nuestro público, donde hay una porción significativa de espectadores atentos y sensibles a nuevos lenguajes y experimentaciones.
- ¿Cree que el Programa Raíces contribuirá a un acercamiento entre los dos países, más allá de lo cinematográfico?-Los gobiernos de las Republicas Argentina e Italiana han querido siempre reforzar los lazos de amistad entre ambos estados y promover también la recíproca comprensión y conocimiento a través del desarrollo de las relaciones culturales y educativas y en este sentido han llegado a numerosos acuerdos en los últimos años. En la base de esos lazos está el origen italiano de una parte importante de la población argentina, lo cual contribuye a reforzar los intercambios culturales en todos los aspectos de la creatividad artística. Hablo de la existencia de una relación estable entre un país de gran tradición latinoamericana y un país europeo que posee, además de una vasta herencia cultural, una parte importante del patrimonio artístico mundial.
-Quiere hacer un comentario final? -Estoy particularmente feliz por la invitacion argentina para estar presente en el Festival de Mar del Plata. También estoy convencido, por las razones recién expuestas, de que en virtud de las sólidas raíces comunes tenemos que trabajar juntos para hacer más sólida y duradera la colaboración entre los dos países: desde este punto de vista nuestro acuerdo en el campo cinematográfico marca una etapa fundamental en la justa dirección.

domenica 21 marzo 2004

Nuovo libro di Gianni Profita con Prefazione del Ministro Mazzella


PREFAZIONE di Luigi Mazzella al libro di Gianni Profita "L’Europa dei film"
"C’è un'inversione di tendenza. Gli italiani hanno ripreso ad andare al cinema e frequenta le sale, che sono diventate più confortevoli e sono spesso collocate in completi e autonomi luoghi di loisirs. Questi centri richiamano i giovani con la varietà degli spettacoli offerti (cinematografici, televisivi, teatrali, sportivi) ma anche con la opportunità di socializzazione che vi è connessa. Ma se la rinnovata frequenza delle sale ha dato qualche sollievo agli esercenti, la prevalenza, sempre più accentuata del prodotto audiovisivo americano sul grande schermo, continua a dare seri pensieri all’imprenditoria produttiva che nel nostro Paese, a dispetto delle nostre tradizioni di grande creatività artistica, stenta a decollare. L’Industria cinematografica italiana, fortemente voluta a suo tempo dal fascismo, che la dotò di strutture ambiziosamente volte a renderla competitiva con quella hollywoodiana e a farne uno strumento utile di propaganda del regime, protetta paternalisticamente dai governi dell’Italia del dopoguerra, è ancora in attesa di una ripresa veramente soddisfacente. Gli ostacoli al decollo sono di varia natura, ma certamente non sono ad essi estranei fattori che hanno attinenza con il modo, forse errato, di confezionare il prodotto cinematografico italiano. C’è da chiedersi, cioè, se il cinema italiano, così come l’hanno immaginato e creato gli autori in questi ultimi decenni non si sia, nonostante il convinto consenso dei critici, progressivamente allontanato dai gusti del nostro pubblico sempre più orientati, per contrapposizione, verso il cinema statunitense. Certamente il conclamato e talvolta esaltato impegno "partitico" più che "politico" dei nostri autori, anche in ragione della sua astrattezza e
incongruità rispetto alla concreta realtà di un paese che era comunque in via di sviluppo e di progresso economico e sociale, ha distolto l’attenzione degli autori cinematografici dai problemi della gente, dalla sua storia e dalle sue radici, dalle vicende sentimentali ed emotive che alimentano, fuori dalle ideologie, la quotidianità del vivere. Ed ha contribuito ad allontanare dal nostro cinema almeno la metà degli italiani che non condivideva quella sorta di impegno. In altre parole, più che raccontare storie e penetrare psicologicamente i personaggi, il cinema italiano ha creato stereotipi artificiosi utili a supportare tesi ideologiche ed ha disegnato figure caricaturali e macchiettistiche, quando ha voluto, per contrappasso, ostentare comicità e disimpegno. Nella vita politica e amministrativa del Paese, il crollo delle ideologie ha fatto cadere molti schematismi fuorvianti e ha relegato in soffitta i sogni dei rivolgimenti rivoluzionari. Quanto è accaduto nei Paesi dell’Est europeo ha rappresentato una conferma diretta e drammatica delle conseguenze nefaste cui possono condurre non le utopie, sempre comprensibili sul piano umano e psicologico, ma le illusorie certezze di azioni dirette al raggiungimento di società perfette. Ma questo rinnovamento nella vita civile e politica del Paese non sembra avere toccato ancora la creatività dei nostri autori, con l’esclusione di qualche giovane talento. Abbandonate le posizioni "barricadere", apocalittiche, sfiduciate, spesso ciniche, riprendere il dialogo con il pubblico con storie più umane non si sta dimostrando impresa facile. All’impegno politico-partitico si è sostituita una fuga nei ricordi dell’adolescenza. Ne è venuto fuori un cinema minimalista, di piccole e modeste storie giovanili che interessano al più gli spettatori coetanei e/o amici degli Autori. Eppure ritornare alle storie che intrigano il pubblico è condizione necessaria per riconquistare le fasce di spettatori perdute. Dal punto di vista imprenditoriale, poi, la produzione
cinematografica italiana ha bisogno di svilupparsi come una vera e propria industria (come ce ne sono nel settore librario ed in quello delle "fiction" televisive). La ricerca esclusiva del risultato di grande valore artistico e l’ostentato disprezzo per quello definito commerciale, la protezioneesasperata dell’autore, ritenuto e riverito come demiurgo unico e intoccabile del momento creativo di un immaginario che per sua natura necessita del concorso di contributi artistici diversi, possono costituire dei veri ostacoli alla ripresa del cinema italiano. Il nostro legislatore è stato per lunghi decenni indotto dalle lobbies del cinema, sia quella intellettuale che quella imprenditoriale meno coraggiosa, a prevedere misure protezionistiche di stampo autarchico, premi governativi e attestati di qualità, incentivi a iniziative giovanili (e non) di sapore spesso goliardico e di natura quasi sempre velleitaria, connubi ibridi in pletoriche commissioni di grigi burocrati ministeriali, di interessati rappresentanti delle corporazioni o di spesso sedicenti uomini di cultura. Nell’intento di salvare capra e cavoli, di strizzare l’occhio ai produttori e ai distributori, di aiutare gli esercenti delle sale, di compiacere autori e critici, solleticandoli rispettivamente nel loro orgoglio creativo di forte caratterizzazione provinciale ed autarchica più che correttamente "nazionale", la normativa è stata per lunghi anni complice della disfatta del nostro cinema. Oggi le cose stanno cambiando. Il condizionamento di ogni forma di terrorismo culturale e di ogni istanza protezionistica è cessato. L’industria cinematografica può mettersi in grado di confezionare, senza false riserve, prodotti destinati alla vendita più diffusa ed estesa possibile e quindi commerciali, nel senso migliore del termine. La strada imboccata sembra essere quella giusta. Per favorire la creazione di film potenzialmente idonei ad affermazioni sul mercato interno ed internazionale, occorre porre un freno alla commistione nell’attività produttiva di elementi imprenditoriali con altri ad essi estranei e riguardare quella del cinema come ogni altra industria, bisognosa di finanziamenti e di sostegni, di aiuti per l’innovazione tecnologica e per il mantenimento e l’incremento dei livelli occupazionali, di agevolazioni fiscali, di ricerca, di sperimentazione, di strutture e infrastrutture adeguate a porre in Italia un polo produttivo importante, possibilmente di richiamo europeo. Non di altro. Tutto il resto è retaggio di quei miti e di quelle ideologie che in questo settore sono state più dure a morire. Ma se le totalizzanti visioni dei c.d. paladini dell’Arte e della Cultura (con le maiuscole) continuassero a imperversare e ad ostacolare il processo di industrializzazione del settore, il crollo definitivo dell’audiovisivo italiano sarebbe inevitabile a tutto vantaggio di quello di oltre oceano. Ma l’ottimismo può oggi prendere finalmente il sopravvento. Anche in Europa le nazioni hanno elaborato da tempo propri meccanismi di aiuto del tipo di quelli indicati sopra e, come emerge dalla ricerca di Gianni Profita, sembra soffiare un po’ dappertutto una sorta di spirito profondamente riformatore nell’individuazione di tali sostegni. Appare, dunque, di particolare interesse che le informazioni sulle "architetture" normative e le ipotesi migliorative circolino più agevolmente. Lo scambio di riflessioni, di idee e di esperienze, dovrà diventare un modello comportamentale dell’Europa che stiamo costruendo, tanto più alla luce della nuova Costituzione che indica nella cultura il terreno più agevole su cui integrare le differenze e valorizzare le diversità.
In realtà la Commissione Europea ha provato da tempo a definire e promuovere il cinema europeo, ma in modo sempre piuttosto timido e senza avere mai risolto il dilemma di fondo circa la potenziale esistenza di un cinema europeo che possa superare ampiamente la sua vocazione nazionale. In fondo non sembra però un gran male continuare a parlare di cinematografia francese, italiana, spagnola etc. Quel che in ultima analisi conta – e questo sembra certamente il filo conduttore del saggio di Profita – è che ci sia una maggiore consapevolezza da parte degli Stati che il cinema è fatto per essere visto. Senza trascurare le sperimentazioni o le opere prime che meritano certamente un proprio supporto, gli sforzi dei governi devono certamente stimolare una maggiore maturazione imprenditoriale a fronte di una riconosciuta ricchezza d’ispirazione che all’Europa certo non manca. L’intento analitico dell’autore, che ha voluto mettere a disposizione dei suoi studenti uno strumento di compendio, non difetta pertanto di una chiave di lettura, che vede nel cinema, oltre che un ingranaggio non trascurabile del sistema industriale, uno strumento formidabile per l’individuazione dell’identità culturale europea e per la formazione delle sue prossime generazioni".

mercoledì 10 marzo 2004

L’Europa delle coproduzioni : incontro tra Eurimages, Anica e Direzione Generale del Cinema

Nella cornice del Circolo Canottieri Aniene si è svolta la cena di benvenuto offerta dall’ANICA ai rappresentanti dei governi di 28 paesi europei riuniti a Roma per una riunione ufficiale di Eurimages, il Fondo del Consiglio d’Europa che finanzia la produzione europea. I delegati di Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Islanda, Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Turchia, insieme a quelli italiani, hanno applaudito il discorso del Presidente dell’organismo, il francese Jacques Toubon, già Ministro della Cultura e della Giustizia nei precedenti governi transalpini. Toubon ha ringraziato l’ANICA, sottolineando la grande rilevanza in campo europeo dell’Associazione e ha salutato il suo predecessore, l’avv. Gianni Massaro, ricordandone l’opera meritoria alla presidenza di Eurimages, oltre che il rapporto che li lega da decenni. Per il governo italiano, oltre al delegato Mario Liggeri, era presente il Direttore Generale per il Cinema, Gianni Profita, che, in apertura, ha salutato i convenuti sottolineando come fosse significativo che, per la prima volta, il benvenuto ai rappresentanti di Eurimages fosse dato unitamente dalle istituzioni e dall’industria.

domenica 15 febbraio 2004

Gianni Profita - Direttore Generale per il Cinema in visita al M.I.C.S.

Domenica 15 febbraio 2004.Il Direttore Generale per il Cinema, Prof. Gianni Profita ha visitato stamattina per circa due ore il grande spazio espositivo del M.I.C.S. elogiando ripetutamente il lavoro svolto, anche attraverso queste due dichiarazioni scritte nell'albo degli ospiti d'onore: "CON ESTREMA GRATITUDINE A JOSE’ PANTIERI CHE MERITA TANTO PER IL SUO LAVORO DI RACCOLTA. L’EMOZIONE GENERATA DALLA VISITA E’ COSI’ FORTE ED INTENSA DA LASCIARE SENZA “ PAROLE “.-MI AUGURO DI POTER DARE UN CONTRIBUTO CON I FATTI PER METTERE A DISPOSIZIONE DELLE FUTURE GENERAZIONI IL FRUTTO DI QUESTO STRAORDINARIO LAVORO DI RACCOLTA DI JOSE’ PANTIERI" (Nel testo autografo si sono aggiunte le firme della moglie e delle figlie del Dir.Gen.). 

mercoledì 4 febbraio 2004

LA CONVENZIONE UNESCO SULLA DIVERSITA' CULTURALE a cura di Gianni Profita

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L'idea di una convenzione sulla Diversità culturale da promuovere e poi far adottare all'interno dell'UNESCO è nata -su spinta della Commissione Europea e di diversi stati membri fra cui Francia ed Italia- nel 2000, a seguito delle forti pressioni da parte americana per riaprire il negoziato sul commercio mondiale, al fine di includere quei settori che ancora oggi non sono stati liberalizzati, in primo luogo i servizi (fra cui anche l'audiovisivo) e l'agricoltura.
Da parte di alcuni dei negoziatori europei in sede OMC è stata fatta rilevare l'impossibilità di sostenere in un organismo internazionale come l'Organizzazione del Commercio, l'intoccabilità di certi argomenti (cultura ed audiovisivo in primis) in nome di principi che sono riconosciuti come tali solo in alcuni stati.
Solo la legittimità derivante da un riconoscimento di un altro organismo internazionale (come l'UNESCO) potrebbe -a loro parere- dare una giustificazione giuridica di peso equivalente, per continuare a considerare cultura ed audiovisivo come settori non assoggettabili alle regole del Commercio Mondiale.
Analogamente a quanto ottenuto con la Convenzione sulla biodiversità (che consente agli stati di porre delle barriere e dei limiti allo sfruttamento di certe materie prime ambientali), avere una Convenzione che protegga la Diversità culturale consentirebbe agli stati nazionali (o alle loro istanze sovra-nazionali, come l'Unione Europea) di porre limiti e regole che altrimenti sarebbero considerate come "protezionistiche".
Una volta convinti della giustezza di questo approccio, l'Unione Europea ed i suoi stati membri (unitamente a diversi stati in via di sviluppo) hanno fatto pressione sull'UNESCO per avviare il processo che dovrebbe portare nel 2005 all'adozione di una tale convenzione.
Il processo è già iniziato ed è noto anche il calendario da seguire, che è già precisato in quasi tutti i suoi particolari essenziali:
§ 2003, dicembre - insediamento di un gruppo di esperti, incaricato di redigere una bozza della Convenzione e prima riunione del gruppo 
§ 2004, metà febbraio : consegna -da parte del gruppo di esperti- del resoconto della prima riunione
§ 2004, marzo : riunione di coordinamento dei membri UE per preparare la riunione del Board UNESCO
§ 2004, marzo : seconda riunione del gruppo di esperti 
§ 2004, aprile : riunione dell'Executive board UNESCO che ha in agenda il tema della Convenzione
§ 2004, data non fissata : finalizzazione dei lavori del gruppo di esperti UNESCO e consegna di una bozza di documento che precisi 1) obiettivi della Convenzione; 2) campo di applicazione; 3) diritti e doveri applicabili; 4) cooperazione internazionale; 5) meccanismi di esecuzione.
§ 2004, data non fissata : approvazione del documento da parte UNESCO 
§ 2004, luglio : invio del draft della Convenzione ai governi membri (il termine è ultimativo, in quanto i documenti debbono essere inviati 14 mesi prima della Conferenza Generale UNESCO che dovrebbe prendere la decisione finale)
§ 2004, ottobre : incontro intergovernativo a livello di esperti 
§ 2004, data non fissata : consultazione formale di OMC e UNCTAD per acquisire il loro parere formale sulla proposta
§ 2004/2005 : dibattito a livello nazionale nei paesi UNESCO
§ 2005, autunno : Conferenza Generale UNESCO che dovrà approvare in via definitiva la Convenzione.

sabato 10 gennaio 2004

Gianni Profita ha presentato "Passato e Presente"


Sessant’anni di cinema italiano, da Ossessione di Visconti (1942) ai giorni nostri, saranno presentati a Bruxelles dal 9 ottobre all’11 novembre, nell’ambito del Festival EUROPALIA, che ogni anno presenta in Belgio l’intera cultura di un Paese: quest’anno tocca di nuovo all’Italia, come già nel 1969, quando venne scelta per inaugurare il primo festival EUROPALIA, e sarà il primo Paese protagonista per la seconda volta della manifestazione.
Il Direttore Generale del cinema italiano Gianni Profita ha presentato insieme a pupi Avati la manifestazione "Passato e presente del cinema italiano", dove saranno presentati oltre 60 film in tre serie distinte.
Cinema d’oggi: una selezione dei film più rappresentativi della produzione 2002-2003. Questa sezione è interamente curata da Italia Cinema che opererà le sue scelte secondo criteri di qualità e strategie promozionali del cinema italiano all’estero. Tenderà a far conoscere in Belgio i nuovi talenti e i vari modi di esprimere i sogni, la realtà e i problemi della società attuale;
gli Allori del cinema italiano: i film che, a partire dal 1946, hanno ricevuto i più alti riconoscimenti internazionali, cioè il Leone d’Oro a Venezia, la Palma d’Oro a Cannes, l’Orso d’Oro a Berlino e l’Oscar a Los Angeles. Questa prestigiosa selezione è resa possibile grazie alla disponibilità di Cinecittà Holding che possiede la quasi totalità delle copie sottotitolate in francese o in inglese dei film premiati. In questi 38 film c’è quasi tutta la storia del cinema italiano dal dopoguerra ad oggi, nelle sue più alte espressioni;
un Omaggio a Luchino Visconti: la retrospettiva integrale dei suoi lungometraggi, intesa anche a ricordare che nel 1969 il grande regista ha presentato a Bruxelles, per inaugurare la prima edizione di EUROPALIA, il suo film La caduta degli dei. Questa straodinaria, rara e attesissima retrospettiva è composta da copie nuove di film restaurati dalla Scuola Nazionale di Cinema – Centro Sperimentale di Cinematografia e sarà presentata a Bruxelles, dopo l’immenso successo che la stessa retrospettiva ha avuto a Londra, con sottotitoli in inglese gentilmente forniti dal British Film Institute. La rassegna cinematografica sarà inaugurata il 9 ottobre nella sala Grand Eldorado del cinema UGC De Brouckère, il più grande di Bruxelles, con la proiezione in anteprima del film di Pupi Avati Il cuore altrove, alla presenza dell’autore e di Vanessa Incontrada, Neri Marcoré e Nino D’Angelo. Saranno presenti l’Ambasciatore Massimo Macchia, l’Ambasciatore Umberto Vattani e le autorità italiane. In rappresentanza della Commissione Europea interverrà il Commissario europeo alla Cultura, Viviane Reding.