giovedì 2 settembre 2004

La co-distribuzione elemento chiave per il cinema europeo - Intervento di Gianni Profita, Direttore Generale per il Cinema -


A Venezia, si è tenuto a Palazzo Labia il Seminario Informale dei Ministri della Cultura dell'Unione Europea sul tema “Come incrementare la circolazione dei film europei non nazionali in Europa: il ruolo delle codistribuzioni e delle nuove tecnologie.”
Il Seminario è stato preceduto il 28 ed il 29 agosto da un workshop sulle stesse tematiche organizzato insieme allo “European Film Agency Directors’ Group” (Gruppo informale che riunisce i direttori delle agenzie europee di sostegno al cinema) che ha messo a confronto esponenti della industria audiovisiva europea, i direttori delle agenzie governative per il sostegno alla cinematografia e rappresentanti della Commissione Europea come momento di preparazione al Seminario dei Ministri e discussione dinamica sulle problematiche che attualmente impediscono una più ampia distribuzione dei film europei non nazionali in sala, in video ed in TV. Lo scopo del meeting è stato quello di mettere a fuoco questi elementi e di cercare possibili soluzioni, accanto all’identificazione delle migliori modalità operative di contributo provenienti dal settore pubblico (Istituzioni cinematografiche nazionali, Commissione Europea, Istituti Culturali, etc) . La scelta di concentrarsi sul “comportamento competitivo” dei film europei non-nazionali risiede nel fatto che essi illustrano in maniera intrinseca le caratteristiche del settore distributivo e produttivo insieme, in quanto la loro “performance” è di per sé un indicatore della capacità di un prodotto filmico di “attraversare” i confini nazionali che è a sua volta funzione sia della “bontà/esportabilità” del prodotto stesso che della capacità del distributore di posizionare il prodotto nella cornice delle determinanti di sfruttamento di un film.

Il workshop ed il successivo Seminario dei Ministri sono giunti al termine di un accurato lavoro di preparazione, ricerca e documentazione che ha consentito di mettere a disposizione dei partecipanti una accuratisssima documentazione la cui parte centrale è costituita da una ampia ricognizione strategica, statistica ed economica della performance della cinematografia non nazionale in ciascun paese europeo. I dati sono stati forniti, confrontati e riconosciuti come validi da ciascuno dei paesi europei coinvolti e dalla Commissione europea, andando così a costituire un documento di studio sul tema unico nel suo genere e di eccezionale valore.
Il Seminario Informale dei Ministri della Cultura dell'Unione Europea, sostenuto da questo attento lavoro istruttorio e da una attenta organizzazione, ha potuto così operare con la massima efficacia nell’affrontare il tema della migliore circolazione dei film europei non nazionali in Europa ed analizzare un particolare meccanismo di miglioramento della circolazione dei film nel continente: la co-distribuzione. Questa particolare strategia va considerata all’interno della struttura e della logica di supporto dei film e della cultura europei, insieme al principio di inclusione della promozione tra culture nazionali e competizione.
Si è ricordato come il Trattato Europeo conferisca un diritto, ma al tempo stesso imponga l’obbligo, nei confronti di ogni Stato membro, di promuovere e proteggere la propria cultura nazionale. Analogamente gli Stati devono promuovere la competizione e la competitività. Appare, pertanto, evidente, che, come nel caso della Direttiva “Televisione Senza Frontiere”, sembrerebbe esserci una tensione, se non una contraddizione, tra questi due impulsi politici.
All’interno dell’Europa la circolazione dei lungometraggi provenienti dagli Stati Membri –conosciuti come film europei non-nazionali- è una delle vittime di questa tensione. Infatti possiamo constatare che, in molti Stati Membri, mentre sono effettive le misure per promuovere e proteggere il cinema, i film europei non-nazionali hanno solo un debole impatto – spesso neanche questo- sul mercato.
Nella Dichiarazione Comune1, del marzo 2003, le agenzie nazionali di film puntualizzavano che i film europei per avere successo devono avere un adeguato box office anche al di fuori del proprio mercato nazionale. Solo creando le condizioni - e mantenerle a lungo termine - per cui i film europei possono riuscire a circolare in Europa, sarà possibile conciliare da una parte gli obblighi di promozione e protezione delle culture nazionali e, dall’altra, di promuovere la competizione e la competitività.

La sfida della promozione tra culture nazionali e competizione, ha sostenuto la politica europea dell’Audiovisivo negli ultimi dieci anni e mezzo. Essa ha dato origine alla Direttiva “Televisione Senza Frontiere”, al MEDIA Programme, all’Audiovisual Eureka ed all’European Audiovisual Observatory; di ciò ne ha tenuto conto anche il Protocollo di Amsterdam focalizzandosi sul servizio di produzione pubblico. Esso ha posto il parametro per determinare il successo delle misure a livello nazionale per promuovere in generale le industrie dell’audiovisivo ed in particolare le industrie dei film. Dopo questi dieci anni e mezzo si è testata un sorprendente stabilità –quasi un’ostinazione- a livello di quote di mercato per i film europei nei cinema, circa il 20%. In alcuni Stati Membri (in particolare Francia e Svezia) questo livello si è spinto piuttosto in alto. In altri (Germania, Olanda, UK e Stati Membri più piccoli) questo livello si è per converso abbassato. Adesso, inoltre, gli Stati Membri si stanno adoperando per perseguire un altro obiettivo politico culturale: promuovere la diversità ed il pluralismo. Non possiamo, però, dire che nel promuovere il pluralismo eo si stiano riscuotendo particolari successi.
Le tematiche fin qui considerate nel dibattito europeo hanno riguardato il livello delle risorse impiegate come supporto per la circolazione di film europei non-nazionali, la ripartizione degli investimenti a livello nazionale e la possibilità di coordinamento tra meccanismi di supporto nazionale e risorse.
Si è inoltre prestata particolare attenzione alla politica delle sfide poste dall’allargamento: i dieci Paesi che avranno accesso all’Unione Europea hanno una caratteristica comune: la debolezza – paragonati ai 15 Paesi più piccoli dell’UE- delle proprie industrie cinematografiche. In questi Paesi le quote di mercato dei film europei nei cinema spesso sono inferiori al 10%. L’allargamento intensifica il problema della promozione delle culture nazionali e, al tempo stesso, dell’incoraggiamento della competizione. Infine, è stato analizzato il meccanismo innovativo della co-distribuzione.
Il termine si riferisce ad uno specifico intervento, sia a livello politico che industriale, per aumentare l’impatto dei film europei nel mercato al di fuori dei propri paesi di origine.
Ogni anno, alcuni dei 500 film, destinati alla distribuzione nelle sale, sono prodotti in Europa. Anche se una significativa proporzione (forse il 40%) è il soggetto degli accordi di co-produzione, se si coinvolgono due o più partner provenienti dai diversi Paesi Europei, un numero ristretto di film –forse il 20%- è visto dal pubblico non-nazionale. Un altro ristretto numero –forse il 10%- raggiunge una quota significativa in più di due o tre territori. Per esempio, è veramente raro che film tedeschi che abbiano avuto un notevole successo in Patria siano distribuiti in Spagna (nel 2001 e nel 2002 non sono stati distribuiti film tedeschi). In UK, nel 2002, furono distribuiti 2 film italiani. Assenti dagli schermi cinematografici, i film europei non-nazionali hanno scarsa possibilità di essere presenti nel mercato degli home-video e di essere trasmessi in televisione. Quest’assenza di film non-nazionali sul grande e piccolo schermo inibisce la diversità culturale e l’emergenza di una proporzionata identità europea.
Il concetto di “co-distribuzione” si riferisce al relativo ristretto numero di film europei che sono stati largamente distribuiti in Europa; questi stessi film per primi tendono, poi, ad essere distribuiti in territori al di fuori dell’Europa, più notoriamente in Nord America e in Estremo Oriente. L’idea nei confronti delle strutture dei film nazionali europei è di incoraggiare i distributori commerciali, che si stanno occupando di questi film, affinché investano di più nel marketing e permettano la distribuzione nel modo più adeguato. Quest’investimento incrementale può avere come risultato dalla distribuzione dei film, introiti supplementari. In tal modo è possibile mutare un successo commerciale da moderato a significativo, indubbiamente incrementando il profilo del cinema europeo non-nazionale in generale. Riducendo i significativi rischi attorno a queste distribuzioni, la co-distribuzione consente ai distributori di prendere più film europei e film più rischiosi di cui essi farebbero (in condizioni normali) a meno. La co-distribuzione serve, dunque, a creare l’opportunità di avere più film come Amélie, Los Otros, Lola Rennt e Festen, per non parlare di Billy Elliot o Respiro.
La co-distribuzione non si sviluppa all’interno di un vuoto giuridico ed economico, ma è un intervento –sebbene strategico- che possono attivare le agenzie nazionali di sostegno cinematografico al fine di promuovere la più ampia circolazione dei film europei non-nazionali. Ciò rafforza gli effetti del supporto automatico disponibile attraverso il MEDIA PROGRAMME: come la co-distribuzione, il supporto automatico favorisce i distributori che guardano ai mercati internazionali. Il supporto di distribuzione selettivo attraverso MEDIA, che dà la priorità ai film che sono stati distribuiti in un elevato numero di città, tende a favorire il numero, seppure ristretto, dei film commercialmente distribuiti. Tuttavia, come MEDIA Programme, la co-distribuzione lavora con il mercato per una presa di coscienza delle potenzialità commerciali dei film non-nazionali concentrandosi su di un ristretto numero di film. Il supporto per i festival e per la promozione dei film, tra livello nazionale e UE, tende, dal canto suo, ad avere un notevole impatto sui film che non beneficiano di un’ampia distribuzione commerciale.

I lavori si sono conclusi con un generale ed indiscusso consenso da parte di tutti i partecipanti sulle tematiche trattate. Le problematiche evidenziate dalle discussioni hanno messo in evidenza che il tema di una migliore diffusione di film europei non-nazionali dovrebbe essere affrontato, ovviamente, anche a livello europeo, ed a maggior ragione dovrebbero essere considerate le sfide e le opportunità rappresentate dall’allargamento. Queste tematiche sono centrali nell’attuale agenda per il nuovo Programma MEDIA. Le iniziative individuate che vedono il coinvolgimento congiunto del Programma MEDIA e dell’industria, sono collocate in aree quali l’esercizio, la promozione e la formazione, e chiaramente dimostrano che le possibilità di successo esistono su base europea.
L’avvento delle tecnologie digitali nella distribuzione e nell’esercizio offre notevoli opportunità ma pone anche problemi di non facile soluzione. Se si riuscisse in Europa ad avere la prontezza di cogliere queste opportunità – che rimarranno tali solo per un periodo limitato di tempo – per configurare le reti commerciali e distributive, fissare gli standard e creare dei modelli economici che incontrino i nostri obiettivi culturali e sociali, allora si sarà in grado di operare in modo molto efficace per incrementare in misura notevole il successo e la rilevanza del cinema.
Si riconosce sempre di più che, per raggiungere l’obiettivo prefissato e assolvere le responsabilità affidate alle agenzie nazionali per il sostegno cinematografico dai rispettivi governi, dall’industria e dal pubblico, il coordinamento tra le agenzie, la Commissione Europea e l’industria è essenziale. Solo in tal modo si potrà operare in modo efficace.
Nel corso delle discussioni sono inoltre state portate all’attenzione alcune proposte meritevoli di un successivo approfondimento: il bisogno di trasferire la ricchezza culturale e la diversità dei film europei su un piano industriale più forte; la necessità di gestire in modo migliore il potere della televisione come mezzo per promuovere il cinema europeo (sia nazionale che non-nazionale); la necessità di sostenere l’emergere di un mercato digitale competitivo che massimizzi le opportunità di ricavo per l’industria cinematografica europea ed assicuri un accesso equo per i film europei alle piattaforme digitali. Questo comporta il sostegno della capacità europea di sviluppare in modo indipendente le necessarie soluzioni e infrastrutture tecnologiche.

Le conclusioni del Seminario possono essere in qualche modo riassunte:
1. La diversità culturale è il valore aggiunto della offerta cinematografica europea che proprio attraverso il racconto delle differenze tra i vari paesi mette in evidenza i valori unici del cinema europeo. In tale scenario, appare fondamentale continuare a garantire l’esistenza e la diffusione della pluralità delle espressioni culturali, tra cui il cinema, senza sottrarle al confronto di mercato. Tale considerazione rimane valida, se non potenziata, in previsione dell’allargamento della Unione Europea.

2. L’implementazione delle innovazioni tecnologiche digitali al settore della distribuzione, l’omogeinizzazione delle regole di accesso ai mercati non nazionali, la creazione di standard produttivi e distributivi nell’ambito della digitalizzazione, consentirebbero la coesistenza sui terreni competitivi internazionali dell’industria cinematografia europea e non europea (quest’ultima è l’unica al momento a beneficiare di reti di distribuzione su più paesi dopo il ritiro dal mercato di Polygram e Canal+).

3. La logica di un impegno congiunto tra più paesi europei può allargarsi all’intera filiera, andando ad abbracciare e comprendere tutti gli aspetti che compongono la catena del valore; affrontando nella logica dell’insieme le opportunità e le sfide derivanti dall’evoluzione tecnologica che modifica – sicuramente in meglio - le modalità espressive, creando il bisogno per interazioni più estese e profonde tra i Paesi a livello internazionale, anche alla luce dell’imminente allargamento dell’Unione Europea.

4. In molti paesi europei, a partire dall’Italia, esiste ancora un notevole margine di crescita in termini di biglietti venduti. Questa crescita non va, però, automaticamente a vantaggio della cinematografia europea in assenza di migliori strategie e strumenti a favore della distribuzione del cinema europeo. Un aumento delle quote di cinema europeo in sala non può dipendere da logiche protezionistiche o da imposizioni, ma dalla creazione di un rinnovato interesse per il cinema europeo da parte del pubblico. Distribuzione e promozione sono gli elementi “deboli” della filiera che in questo momento necessitano di un maggiore sostegno per creare nuovo interesse e nuove opportunità per il cinema europeo in sala.

5. Il relativo successo delle cinematografie francese, italiana, spagnola, danese e britannica sul mercato europeo mostra un rinnovato interesse del pubblico ai valori ed alle tematiche proposte dal film non nazionali, rappresentative di un modello complessivo di consumo culturale europeo. Esistono quindi ampi spazi dove il cinema europeo, sostenuto da adeguate strategie e strumenti distributivi, può riacquistare spazi di mercato e rinnovare il rapporto con il pubblico europeo di riferimento. L’esigenza sentita di tale intervento appare però non necessariamente legata alle politiche nazionali a sostegno della esportazione, ma ad azioni coordinate su scala europea volte a favorire la creazione di nuovi spazi di distribuzione e visibilità su più paesi europei contemporaneamente.

6. Una maggiore quota di cinema europeo nei differenti paesi è legata alla capacità del sistema di distribuzione di garantire la visibilità delle cinematografie, nazionali e non, nelle sale (numero e varietà dei titoli distribuiti, qualità ed effica cia della promozione e delle strategie di lancio), mentre una maggiore affluenza media di pubblico sul singolo titolo è dipendente dalla presenza del prodotto in un maggior numero di sale (capacità del distributore di far lievitare il numero delle copie noleggiate dagli esercenti)

7. La co-distribuzione si prefigura come uno strumento pratico, immediato ed efficace per migliorare i tassi di penetrazione dei film europei non-nazionali. Lo strumento della co-distribuzione evidenzia la necessità di integrazione degli strumenti regolamentari ed economici a disposizione, creando delle modalità di dialogo a tutto campo che coinvolgano i vari aspetti della filiera produttiva, da monte a valle, dalla nascita/sviluppo dell’idea di un prodotto cinematografico alla distribuzione dell’opera finita ed alla sua “promozione” internazionale.
8. La co-distribuzione è uno strumento efficace per l’alimentazione del tessuto connettivo di fondo che garantisca l’esistenza, la diffusione e l’espressione della creatività cinematografica dei Paesi europei – specie al di fuori dei propri confini nazionali - coadiuvando la creazione di un’industria cinematografica europea che sia più stabile e più competitiva. La co-distribuzione si rivela essere potenzialmente più incisiva, agevole ed efficace degli strumenti per la co-produzione.

9. Anche i trattati di co-produzione, mezzo tuttora importante per creare relazioni tra i Paesi, necessitano un profondo riesame ed un radicale rinnovamento, poiché sempre più spesso si rivelano non adeguati ad ottenere gli effetti desiderati, soprattutto, paradossalmente, in termini di diffusione e quindi di conoscenza delle cinematografie nazionali al di fuori del loro Paese di origine.

10. Gli interventi pubblici dei singoli Stati devono muoversi su un terreno di base, che parli un “linguaggio” comprensibile a livello internazionale, che definisca regole e strumenti di accesso ai sostegni comuni ed omogeneamente accessibili, allargando, di fatto, il range delle possibilità di finanziamento a disposizione dei singoli progetti, contribuendo, in tal modo, alla creazione di un prodotto trans-nazionale per una circolazione internazionale, pur nel rispetto delle diversità culturali nazionali e regionali.

11. Il ruolo del sostegno pubblico su base nazionale ed europea va salvaguardato e potenziato, non solo per ragioni di carattere strutturale e competitivo, ma anche in relazione alla fruizione dei prodotti nazionali al di fuori dei confini “originari”. Lo scopo primario, infatti, dell’intervento pubblico nella produzione e diffusione di un’opera filmica, audiovisiva o culturale in genere, è quello di sostenerla senza effetti sostitutivi nei confronti del mercato.

12. Il problema che, comunque, rimane rilevante per poter perseguire con maggiore efficacia un rinnovato piano di azione, riguarda la necessità di aumentare le risorse del budget comunitario distribuito - direttamente o indirettamente - nel campo culturale e nel settore audiovisivo. Senza queste premesse economiche, tutti gli interventi e le politiche culturali rimarranno deboli ed inefficaci.
Gianni Profita Direttore Generale per il Cinema