Il Prof. Gianni Profita lascia l'incarico di Direttore Generale per il Cinema, assunto a ottobre 2002, per andare a ricoprire quello di Direttore Generale della Siae.Il saluto di Gianni Profita: due anni ricchi di soddisfazioni
“Dall'ottobre 2002 ad oggi sono avvenute molte cose importanti per il cinema italiano e sono particolarmente lieto di esserne stato privilegiato testimone. Desidero intanto ringraziare coloro i quali hanno scelto di accordarmi il loro incondizionato appoggio e quelli che, con il proprio lavoro, mi hanno consentito di operare con serenità e di portare a termine risultati spesso entusiasmanti.
Alla fiducia del Ministro Giuliano Urbani in primis - che mi ha sempre sostenuto con continui stimoli e suggestioni – e alla professionalità dei miei collaboratori devo molte delle soddisfazioni raccolte in questo importantissimo periodo.
Scorrendo a ritroso le tappe maggiormente significative di questa mia esperienza - che certamente si conclude in coincidenza di una delicata quanto entusiasmante fase di transizione - sono tanti i motivi di soddisfazione raccolti, tanto sul fronte interno che internazionale; alcuni di questi vorrei qui ripercorrerli brevemente.
L'anno 2003, per via del semestre di Presidenza dell'UE, è stato un anno decisivo per la Direzione Generale Cinema e per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, atteso che unanimemente la parte culturale del Semestre è stata considerata particolarmente ricca per le attività svolte e i risultati conseguiti.
Nel corso di tale periodo si è ritenuto che fosse determinante offrire un luogo di confronto, dibattito e approfondimento in merito al futuro di una politica europea dell'audiovisivo. Tale proposito si è tradotto negli incontri di Venezia e Taormina, occasioni in cui i maggiori esponenti dell'industria cinematografica e audiovisiva d'Europa hanno cercato di trovare adeguate soluzioni a problematiche concrete. Moltissimi sono stati i punti su cui si è riscontrata una totale convergenza di opinioni fra gli operatori di settore dei diversi Paesi: dalla diversità culturale alle problematiche inerenti alla conservazione del patrimonio e all'utilizzo delle nuove tecnologie, dal ruolo decisivo della co-distribuzione (per aumentare il livello di competitività dell'industria audiovisiva europea) al bisogno di una vera e propria educazione all'immagine, per finire con la riforma degli strumenti di sostegno e l'uso della leva fiscale, tutti gli interlocutori hanno sostenuto l'importanza di soluzioni che abbiano un respiro europeo, data l'evidente impraticabilità di soluzioni esclusivamente nazionali. Le conclusioni delineate e le intese raggiunte in queste sedi costituiscono tuttora le basi d'appoggio su cui proseguono i dibattiti e le iniziative europee. Alla luce di ciò credo che il lavoro continuerà a lungo a dare molti frutti.
Tra i risultati immediatamente evidenti basti citare lo sviluppo, negli ultimi mesi, di accordi di co-distribuzione, sia europei (con il Regno Unito, Germania, Spagna) che inquadrati in un'ottica geografica più globale (Russia, India, Argentina, Turchia e l'importante progressiva apertura alla Cina) e di co-produzione (paesi jonio-adriatici, Sud Africa,
India).
Il contesto in cui vanno ad inserirsi tali riflessioni vede poi crescere l'ottimismo e la speranza degli operatori sulla scorta delle ottime notizie che riferiscono di una crescita decisa degli incassi al botteghino dei cinema italiani agli inizi del 2004. Nei primi sei mesi infatti il box office ha fatto registrare risultati lusinghieri, con presenze in sala pari a 920 milioni di spettatori nei 18 paesi europei, piuttosto rassicuranti rispetto ad appena 10 anni fa quando si contavano solo 690 milioni di biglietti venduti.
È chiaro che per poter parlare di una cinematografia autenticamente europea, con prodotti in grado di essere distribuiti al di fuori del paese d'origine e, perché no, al di là dell'Europa, devono ancora compiersi passi molto importanti. L'Italia potrà dire di aver contribuito non poco aiutando gli Stati, le Istituzioni comunitarie e gli operatori a focalizzare i così detti key issues, e ad affrontarli intorno ad un tavolo.
A tal proposito, di questi giorni è la notizia dell'adozione del nuovo programma di sostegno europeo Media (MEDIA2007) - cui il nostro Paese ha dato un particolare impulso - che regolerà i finanziamenti al cinema europeo fino al 2013; non può non guardarsi con grande interesse e soddisfazione alla crescita del budget dai 493 milioni di
euro del Media Plus ai 1.055 per i prossimi anni, considerando anche l'allargamento a 25 Paesi celebratosi il 1° maggio scorso.
Sul fronte esclusivamente italiano le novità sono ancora più incoraggianti. A dieci anni dall'ultimo intervento normativo di rilievo in materia (la L 153/94), è stata promulgata finalmente la nuova legge organica di sistema. Il Ministero ha ritenuto indispensabile provvedere ad un riordino complessivo della disciplina, che risaliva al 1965, considerando che negli anni decine di interventi straordinari si sono sovrapposti (a volte addirittura in contraddizione) con una struttura normativa farraginosa e di non facile gestione.
Nel 2003, e ancor più nel 2004, hanno visto la luce una serie di provvedimenti fondamentali per il rilancio del “sistema cinema” italiano. Intanto con la riorganizzazione della struttura ministeriale e poi, soprattutto, con una serie di nuove regole organiche a presidio e supporto d'una cinematografia mai avara di idee e talenti, ma spesso soffocata da concezioni anacronistiche e norme inutili, se non dannose, superate dai fatti. Come ho detto la struttura regolamentare appariva talmente stratificata ed incongruente da rendere indispensabile, più che un semplice restauro, una ricostruzione in piena regola: si è fatta piazza pulita del vecchio impianto normativo con l'adozione di un testo, e dunque d'un sistema, unitario e coerente che ha restituito centralità alla figura del produttore. Vi è poi tutta una serie di altri aspetti che la nuova disciplina affronta senza particolari timidezze, con il dichiarato
scopo di liberare la tradizione artistica e creativa italiana, che anche nel cinema ha trovato le sue massime espressioni, da ogni intralcio burocratico et similia: i nuovi meccanismi di finanziamento alla distribuzione, la possibilità d'introdurre il product placement, l'accorpamento delle commissioni esistenti in un unico organismo, l'istituzione della Consulta Territoriale e molto altro.
Ricordo infine i provvedimenti adottati quest'anno per contrastare la pirateria, uno degli aspetti più critici del panorama odierno nell'industria audiovisiva.
In un contesto di grandi cambiamenti, come quello appena descritto, vale ancora la pena di mettere in evidenza gli ottimi risultati del box office italiano negli ultimi mesi. Come spesso accade quando da più parti si preparano drammatiche campagne consolatorie per la defunta settima arte, dai botteghini giungono notizie in controtendenza: il primo semestre del 2004 ha fatto registrare incassi per quasi 313 milioni di euro contro i 277 del 2003 (+12,9%) mentre il numero dei biglietti staccati ha sfiorato i 53 milioni, pari al 14,9% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno passato.
Si prospetta un periodo di nuove ed importanti sfide per coloro che dovranno guidare la macchina istituzionale del cinema in questa fase di passaggio tra vecchia e nuova normativa, con l'obiettivo di rimettere in moto, su basi ancor più solide, le procedure e gli strumenti di sostegno pubblico al cinema italiano di qualità.
Al Prof. Francesco Sicilia che dirigerà il Dipartimento e al Dott. Gaetano Blandini vanno i miei più sinceri auguri di buon lavoro, nella certezza che, grazie all'esperienza e alla profonda preparazione professionale, il loro impegno sarà coronato da sicuro successo.
Quanto a me certamente non mi allontanerò molto dai paraggi del cinema. La Siae, infatti, dove continuerò la mia attività professionale, ne costituisce una sorta di diversa declinazione, seppure congiunta con le altre forme di espressione artistica portatrici di diritti di autore”.
Gianni Profita