
mercoledì 14 novembre 2007
Contesto economico e politico sulla globalizzazione ai fini degli investimenti nel Real Estatedi Gianni Profita

Il cittadino italiano “avverte” un declino economico in atto. Non necessariamente il fenomeno deve riguardarlo da vicino, ma percepisce che il Paese non è più produttivo, che non esistono più i grandi gruppi industriali, che il terziario –su cui l’economia (in particolare quella romana) ha riprosperato dopo la crisi seguita a “tangentopoli”- ha il respiro corto perché semplicemente non ci sono più risorse cui attingere.
- Il dato della crescita del PIL –mediamente pari a meno della metà della media europea …per non parlare di paesi come la Germania- è eloquente per comprendere che se non si è precipitati in piena recessione è solo grazie alla rete di protezione dell’Euro.
- D’altra parte si ha la sensazione che il fenomeno non appartenga alle normali ciclicità congiunturali poiché il “Sistema Paese” non sembra in grado di trovare in sé stesso le energie e la fiducia necessaria per rilanciare gli investimenti.
- Senza indugiare sulla nota polemica –che questa volta sembra essere molto di più- relativa alla “casta” che, chiusa in sé stessa sta consumando tutto quello che può in una logica di basso impero, la popolazione sembra disorientata e senza vie d’uscita.
- I conti dello Stato appaiono chiaramente in grossa difficoltà e le vagheggiate ipotesi liberiste di diminuzione della pressione fiscale sono ben più che compensate da misure fiscali sempre più incisive e, soprattutto, dai reiterati annunci di inasprimento della lotta all’evasione fiscale che finiscono per ingenerare ulteriore disaffezione nella middle-class che sente di contribuire oltremisura ai noti e gravi sprechi che la classe politica autoreferenziale non mostra di voler o saper contenere.
- Il rapporto tra l’€ e il $ è estremamente generoso e non riflette lo stato di salute dell’economia italiana, quanto quella complessiva europea. In altre parole è come se i cittadini italiani disponessero di un differenziale positivo generato dalla produttività di paesi come la Germania, l’Olanda, ecc.
- In realtà questo ottimo rapporto €/$ è quasi del tutto inutile per il cittadino medio che, nella migliore delle ipotesi, beneficierà di questo rapporto di cambio quando, ad esempio, si troverà ad acquistare a Natale a New York l’ultimo modello di IPod risparmiando oltre il 30% .
- Non è dato di sapere per quanto tempo e in che misura si potrà contare ancora su un tasso così favorevole, ma tutti gli indicatori portano a ritenere che a causa del maggiore impatto della crisi dei subprime la Banca centrale Americana sarà costretta a non alzare i tassi, cosa che, ovviamente, dirotterà i capitali alla ricerca di buone rendite altrove. Verranno così ceduti dollari e l’Euro potrebbe addirittura crescere ancora.
- Nel medio-lungo periodo è fuori discussione che i cosiddetti “fondamentali”, però, facciano la differenza. In USA la flessibilità della gestione del lavoro, la bassa pressione fiscale, l’attitudine all’innovazione (il 90% dei brevetti industriali redditizi è americano), la forza geo-politica che il Paese nel suo insieme è in grado di esprimere, ecc. rimetteranno la congiuntura economica in un trend positivo.
- Altrettanto non si può dire dell’Italia poiché in termini di competitività appare drasticamente tagliata fuori da tutte le correnti di traffico commerciale (anche in quelle turistiche è stata messa in difficoltà – e superata- dalla Spagna e dalla Cina, oltre a segnare il passo con gli USA (favoriti dal cambio), ma anche con la Francia, paesi tradizionalmente molto più attrattivi.
- Operando in modo accorto (e trasparente) è facile tesaurizzare rilevanti vantaggi fiscali.
NOTE
1. Non ci si sofferma qui perché del tutto inconferente con l’argomento del Business Plan sull’impatto dell’Euro forte sui grandi operatori: positivo (per gli acquirenti in $) e negativo per gli esportatori.
2. Il costo di tutti i prodotti Apple è “uguale” sia che vengano venduti in $ negli USA, sia che vengano venduti in € in Europa. Quello che costa, ad esempio, $1369 in USA costa €1369 in Europa.