mercoledì 21 novembre 2001

Libro di Gianni Profita “L’industria audiovisiva italiana ed europea alle soglie della Rivoluzione Industriale”

Prefazione di Ettore Bernabei al libro di Gianni Profita “L’industria audiovisiva italiana ed europea alle soglie della Rivoluzione Industriale”:
“Con la curiosa coincidenza dell’inizio di un nuovo millennio la civiltà occidentale sta subendo un profonda rivoluzione, paragonabile per la portata di trasformazioni che sta operando sul tessuto sociale alla rivoluzione industriale.
Gli uomini occidentali stanno cambiando rapidamente e strutturalmente le modalità di interazione tra di loro, e con il mondo; il fattore spazio e il fattore tempo stanno rapidamente sparendo all’interno della comunicazione, il reperimento di informazioni diventa sempre più semplice, ma la banca dati da cui attingerlo diventa sterminata.
Il fenomeno comunicativo diventa sempre più complesso, ma allo stesso tempo frammentato; i vari media cominciano ad interagire in maniera sempre più dipendente, sinergica. Questo accade in virtù delle alleanze strategiche che si stanno creando tra i vari colossi della comunicazione, ma soprattutto perché l’enorme accelerazione della potenza tecnologica porta naturalmente ad assottigliare i confini tra i mezzi, e gli accorpamenti azionari si possono anzi considerare piuttosto una conseguenza di questo fatto che un suo presupposto.
Il panorama futuro che sembra prospettarsi per la cultura del nord nel mondo è da un lato una ricomposizione dell’evento comunicativo nella sua complessità. Lo spazio visivo in occidente ha da sempre occupato una posizione preminente, rispetto a quello acustico più proprio dell’oriente. La globalizzazione unita alla crescita dei media ci porterà sempre più ad una forma percettiva complessa, e quindi più completa.
D’altro canto è vero anche che l’atomizzazione del messaggio - sempre più smembrato, frammentario - e l’abbassamento della soglia di attenzione dei soggetti percettori portano ad un pericoloso bivio, che costituisce un pericolo e allo stesso tempo una sfida.
Le nuove aziende del settore che hanno inaugurato il mercato mondiale sembrano avere assimilato le prerogative percettive della nuova comunicazione: flessibilità e decentramento delle attività confermano la tendenza all’atomizzazione di quasi tutte le funzioni operative ad eccezione di quella organizzativa. Anche i lavoratori tendono a divincolarsi dalle logiche gerarchiche delle aziende tradizionali, proponendo la propria individuale professionalità come free lance. In questa disgregazione - sofferta soprattutto a livello di imprese spaziali, e resa possibile dalla rivoluzione tecnologica cui si accennava sopra - il mercato degli audiovisivi è preda di una serie di sommovimenti: il terremoto investe soprattutto la qualità del manufatto e la sua diversificazione, condizioni essenziali affinché vengano rispettati gli orizzonti di attesa del pubblico, le cui aspettative di consumo spaziano trasversalmente alle superficialità dei mezzi audiovisivi.
Il pubblico dei media si troverà sempre più spesso davanti a messaggi che non hanno senso in sè, ma che vanno ricomposti, ricostruiti nella loro sintassi alla ricerca di un senso. Il pallino del significato passerà sempre più in mano al soggetto percettore; se egli non si sveglierà e per ricominciare a riflettere sui messaggi rimarrà in un limbo di narcosi della coscienza.
L’episodicità comunicativa rischia insomma di travolgere definitivamente l’uomo del terzo millennio, appena uscito da un secolo in cui la destrutturazione è stata ben presente, ma relegata per così dire ai piani alti - filosofia, arte, letteratura.
La storia, è ormai un luogo comune, tende a schematizzare delle direttrici di interpretazione che variano a seconda della prospettiva esaminata e, in questo senso, offre la metodologia attraverso cui immaginare il futuro. La strutturazione di questo manuale ha il merito di storicizzare quelle tendenze di mercato che, all’interno dei settori tradizionali di attività, sono state portate ad un processo di rigenerazione mettendo a frutto la contaminazione di stili espressivi. Vengono così stabilite delle coordinate tramite le quali addentrarsi nel complesso universo degli audiovisivi, individuate nei tre settori economici storicamente determinati, gli stessi che hanno segnato lo sfruttamento commerciale dell’immagine sonora in movimento: cinema, televisione ed home video.
L’analisi punta sui risultati ottenuti e sulle strategie che li hanno resi possibili, in un continuo parallelismo con le esperienze delle majors statunitensi. Da questi “quadri” che si integrano continuamente tra di loro fuoriescono le esperienze significative di sintesi i cui sviluppi, esaminati diacronicamente in relazione al progredire tecnologico, vanno a confluire in un quarto capitolo che li integra circolarmente.
Le tendenze specifiche del settore vengono esaminate e discusse nella prospettiva di un mercato europeo degli audiovisivi, che riproponga le strategie vincenti utilizzate oltreoceano in una prospettiva diversificante, propria della cultura europea. In sostanza ci troviamo di fronte ad un utile strumento di aggiornamento conoscitivo e di orientamento interpretativo:, una mappatura utile per gli addetti ai lavori ma anche per chi si accosti come osservatore esterno al mondo della comunicazione, oggi così ricco di fascino, ma sempre più complesso.
E’ importante che ricognizioni complete e chiare come la presente pubblicazione abbiano mezzi di comprensione per i neofiti e di aggiornamento per i professionisti. E’ importante soprattutto che la conoscenza di questo mondo per com’è attualmente e per come si prevede che evolverà serva quale presupposto per un ermeneutica di questo mondo stesso.
La conoscenza, l’intrattenimento, il divertimento, hanno un senso se producono in modo più o meno diretto la felicità umana, se costituiscono uno strumento che permetta agli uomini di essere migliori.
Come accennato all’inizio gli stravolgimenti in corso presentano straordinarie prospettive per l’economia, proprio in virtù delle possibilità che offrono e sempre più offriranno agli utenti. Ma occorre chiedersi continuamente quale senso tutto questo abbia per le coscienze e le esistenze di chi fruisce della comunicazione modificata”.